Death to Anders

Esordiamo sul blog senza troppi clamori, preferendo simpatiche concretezze. I Death To Anders, giovani di Los Angeles, non hanno alcuna tentazione di cambiare il mondo e sembrano assai restii a qualsiasi forma innovativa. Per chiarire il tutto, dichiarano sin dall’inizio la passione per Pavement e Pixies, aggiungendo pure i Sonic Youth, che male non fa mai.
Solita roba allora? Sì e no, perchè l’esordio, “Punctuate the Calamities”, supera a doppia velocità svariati epigoni attuali, esaltati da un hype attualmente distante dai californiani. Questo, nemmeno troppo per assurdo, lo prendiamo come merito ulteriore. Aggiungiamo un’instabilità sonora perenne, non solo nell’album ma in ogni singolo brano, dissonanze frastagliate e sensazioni stranianti modello “Tuff Ghost” degli Unicorns. Basterebbero “Africa” ed il finale impetuoso di “Sellout” per promuoverli. Loro ci aggiungono altri nove brani articolati, stritolandosi fra indie-folk e noise.
In attesa di qualche miracolo (ma Vic Chesnutt quest’anno ne ha fatto uno per tutti), meglio divertirsi con loro che seguire fenomeni meno convincenti e, conti quel che conti, onesti.

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