E’ uno dei massimi rappresentanti, Alexandros Katiakos, del free noise contaminato, languido nel ricorrere a forme cantautorali ellenico-scozzesi (in molti lo vedono come punto di contatto fra il compositore Manolis Kalomiris e Bert Jansch) ed intollerante nel deragliare in terrorismi sonici di stampo Dead C.
Un esegeta ed un eroe, per diverse generazioni greche: testardo nel scegliere il vinile-e solo il vinile- come supporto ed intransigente nel non superare mai le mille copie da diffondere. Parrà ridicolo, forse, in un mondo come il nostro, ma tutti i dodici dischi di Katiakos sono andati esauriti in pochi giorni. Mille copie (in vinile, lo ricordiamo) bruciate come il più concreto sacrificio alla Dea Atena. Impossibile (o quasi..) ottenere la sua musica in altri modi. Ringraziamo ancora alcune amicizie che ci hanno consentito di avere due copie originali degli album (A Date In Thessaloniki e Greece: the Land), mentre per gli altri qualcosa abbiamo ascoltato. Non tutto purtroppo.
Inutile, con Alexandros, sperare in pagine My Space et similia. Ed inutile sperare nell’etichetta discografica. Da lui stesso creata, la Kifissou Rec. ha come solo compito quello di diffondere i vinili realizzati. Un brano, qualche Mp3, due righe d’informazione: utopie per noi, coerenza per chi di certo luddismo ha fatto una regola.
Eppure, seguendo canali nemmeno così impossibili da rintracciare, è la stessa Kifissou a comunicare l’uscita del tredicesimo disco di Katiakos. Album omonimo che, pare, seguirà le coordinate del predecessore (il citato Greece: the Land). Scrittura autorale, quindi, sporca e distorta nelle sonorità, ma pronta ad aprirsi ad un’attitudine pop (prendete il termine in senso-molto-lato) intravista in un brano come Never On Sunday. La presentazione dell’album (e, per inerzia, la prima-e forse unica-possibilità di acquistarne una copia) avverrà sabato 2 Agosto al CGF’08. Superfluo anticipare la nostra presenza.

Domani su arkhamfilesblogspot il programma completo del Crete Goat Fest
rimpiango ancora la mancata edizione delle “Stasi”, elucubrazioni sonore di Katiakos suscitate dalle poesie del grande Kostantinos Kavafis. pare dissidi con gli eredi del poeta per una presunta primigenitura di alcune parole.
intransigente.
imperdibile.
Confesso, e non me vogliate.
Confesso che la mia partecipazione al CGF ’08 ha come obiettivo principale il riuscire ad accaparrarsi qualcosa, qualsiasi cosa, che riguardi Alexandros Katiakos… ancora memore del prezioso bottino del CGF’07, ovvero quel 10″ di Empirikos moods primo e unico EP uscito ovviamente per la sua Kifissou recin mille copie.
Empirikos Moods si muove entro lo scibile dei fenomeni sonori, alla ricerca di una relazione tra componimenti pseudoumorali (se avete avuto la fortuna di ascoltarlo: the Kakkis Eklisi registrato live al memorabile Zakynthos fest ’99) e quelli più spiccatamente metafisici (ovviamente mi riferisco a: Physikápostolakis pt.II del 2003), contemplando entrambi gli orizzonti attraverso il criterio empirico di significanza, per il quale il senso della composizione coincide con il metodo della sua esecuzione. Un componimento insomma che fa esclusivo riferimento ai soli accadimenti e fenomeni sonori che giungono trasversalmente ai sensi.
Il rammarico dovuto alla non pubblicazione delle “Stasi” è forse il maggiore. Fu Notis Kavafis a impedirne l’uscita. Il dissidio, ammettiamolo, era solo legato a fattori economici. katiakos ha sempre dichiarato una rilettura il più fedele possibile della magna opera.
Diego, l’invida rode ancora in me. Una sola copia era rimasta di Empirikos Moods. E mentre io brindavo alla festa della Piraeus Rec, tu, di soppiatto, andasti al merchandising. Continuo a darmi dell’idiota.
Su ebay, a sole 400.000 dracme, ho trovato il mini di Katiakos “Orzrophoito sukophanto diko talay poroy topoi”, quello in vinile bianco inciso su un lato solo e raffigurante sull’altro l’effige di Greg Kinellis. Come sapete è l’unico brano in cui Alexandros canta anche, oltre dar luogo ai suoi sabotaggi sonici. E qui l’inaspettato: una voce lontana anni luce dal suo aspetto irsuto e grifagno; una voce oserei dire bianca, quasi alla Antony, che declama al contrario l’inno nazionale di Creta aggiungendo qua e là sparate grind-core alla Napalm Death. Un capolavoro assoluto, un’emozione incontenibile….