Profumo di Guided By Voices e Pixies (oltre al sapore dei – fenomenali – Party Of One). Senza particolare diletto verso la ricerca innovativa. Perchè a volte non se ne sente veramente il bisogno. Impossible Hair ed il loro primo album “What Is The Secret Of Impossible Hair?”. Una ventata di freschezza. Sempre gradita da queste parti.
Innocenza e calore, senza per questo sfiorare (mai) il melenso. “Future Blues (for me and you)”dei Piano Creeps (uscito per Kora Records sul finire del 2008) è un disco pacatamente lussurioso, figlio di chitarre in bilico fra l’infantile ed il rassicurante, con la malinconia a lottare per la vana speranza di fermare il tempo. Sarà sconfitta, ma va bene così. A condurre le danze Billy Coté, Mary Lorson e Kathy Ziegler.
La Touch and Go è un’etichetta che non ha sicuramente bisogno di presentazioni. I miei gruppi preferiti per anni hanno fatto uscire i loro dischi per questo marchio eccezionale: Slint, Dirty Three, Girls Against Boys, The Jesus Lizard, Blonde Redhead, Polvo e via così fino ai recenti All The Saints, il cui Fire On Corridor X è stata una delle uscite più interessanti dell’anno.
In contemporanea sono da poco stati pubblicati i dischi dei Mi Ami (dalle ceneri dei Black Eyes), di cui sicuramente si parlerà molto nei prossimi mesi, e degli Sholi, band che rischia invece di passare colpevolmente inosservata.
Trio mastino di San Francisco, hanno pubblicato qualche EP prima di arrivare allo splendido disco omonimo.
L’album si apre con All That We Can See (brano presente anche sul Tour Ep scaricabile gratuitamente), caratterizzato da una ritmica spezzata che introduce una voce capace di mettere d’accordo Geoff Karate Farina (del periodo pre – Pino Daniele) con la psichedelia, e continua con Torniquet, dall’incedere in cinque che tira dritto come si deve. Uno dei miei pezzi preferiti è November Through June, filastrocca emotiva memorabile.
“The Young Eyes EP” è stato l’aperitivo, “Seasoned Eyes Were Beaming” rappresenterà il pasto completo: dagli antipasti alla grappa (bianca e morbida). Perchè Sara Lov, amata nei Devics e apprezzata pure nelle fughe solitarie, mostra, nell’occasione, ogni qualità, lasciando ai dubbiosi poca roba su cui macerarsi. Con Dustin O’Halloran a mettere la mano in tre brani (il piano di “Just Beneath The Chords” è esaustivo) e la presenza della consueta cover (“Old Friends” di Paul Simon) ad aggiungere consapevolezza.
Intima e delicata, furbetta senza spettinare (quantomeno volontiariamente. Ed oggi è grande merito), minimalista e ricca di eleganza (quasi eccessiva, se è lecito scriverlo). Alla fine della fiera, comunque, sono solo applausi. Il pranzo, in Italia, avverrà il 3 Aprile.
Da Johannesburg arrivano i Dear Reader, band sudafricana tra le poche a essere state invitate a suonare al prestigioso SxSw di Austin. Il gruppo in realtà non è al primo disco. Motivi legali li hanno obbligati a cambiare nome. Come Harris Tweed hanno pubblicato nel 2006 The Younger, album di cui un pezzo è anche circolato su MTV. Arrivano quindi al loro secondo lavoro, dopo il cambio nome, con l’aiuto di Brent Knopf dei Menomena, che invitano alla produzione. “Replace Why With Funny” esce in questi giorni per la City Slang, e si preannuncia come un disco che farà felici gli estimatori di Regina Spektor e Laura Veirs. La bella Cherilyn MacNeil trova melodie vocali convincenti accompagnandosi con gusto al pianoforte. Il resto del gruppo arrangia con efficacia. Disco gradevolissimo, a rischio di successo.
E’ bello imbattersi in artisti sconosciuti e scoprire di amarli solo dopo un paio di ascolti. E’ quello che mi è successo capitando sul sito MySpace di un duo di ragazze di Norwich, Francis and Louis.
Non so nulla di loro. Francis ha trascritto, nella sezione influenze del succitato sito, una strofa di “Hundreds Of Sparrow”, uno dei miei brani preferiti di Sparklehorse. Louis, invece, una strofa di “All I Need” dei My Bloody Valentine. E’ già un ottimo punto di partenza. Come un ottimo punto di partenza, per una carriera che mi auguro piena di soddisfazioni, sono i brani folk acustici del duo inglese, che si reggono sull’intreccio delle splendide voci di Francis e Louis.
Pare che le ragazze abbiano firmato con l’etichetta inglese Bare-Feet Records. Attendo il loro esordio. Sono sicuro che presto sentiremo parlare di Francis and Louis.
Etichetta indipendente con sede a Portland; è gestita da Dylan Magierek, produttore rinomato (Mark Kozelek, Erlend Øye, Laura Gibson, Call and Response) e artista in proprio (Misc.).
Vi aveva già fatto sentire una sua canzone Giuseppe, ma forse è il caso di soffermarci in maniera più approfondita su Notes To An Absent Lover, terzo album per il cantautore Barzin. Barzin Hosseini, questo il suo nome completo, è canadese (ma dalle intuibili origini iraniane), ed è ormai dal 2003, anno del suo esordio, un autore a cui tutti gli amanti del cantautorato più romantico ed introspettivo rivolgono grandi attenzioni. Il generale plauso critico conquistatosi con My Life In Rooms, suo secondo disco, primo per l’inglese Monotreme come quest’ultimo, è parzialmente indicativo di un talento capace di ammaliare l’ascoltatore con le sue storie soffuse e vibranti, col suo misurato ma intenso gusto per il cesello armonico e strumentale, con una scrittura che, pur calandosi all’interno di una tradizione musicale ormai consolidata (la sua canzone d’autore sta tra folk e piccoli dosi di slow-core, e non costringetemi a fare i soliti nomi, ché li sapete), riesce ad avere quel tocco personale e quella dolcezza di carattere che finisce per ammaliare senza esitazioni. In qualche modo, l’ultimo album, non solo conferma, ma dimostra che, a piccoli passi, Barzin sta arrivando ad una perfetta cristallizzazione di un suono che arriva al cuore privo di mediazioni. Le sue rimangono canzoni intime e sofferte, dalle tonalità autunnali e dalla crepuscolare tendenza al tratteggio emotivo e malinconico, dove permane la propensione alla ballata avvolgente e ai toni misurati e quieti. Qui però, il sound è ancora più organico e caldo del passato, con gli strumenti – violoncello, pianoforte, chitarre acustiche, elettriche tremolanti, batteria spazzolata, un’armonica neilyounghiana, una pedal-steel – intrecciati fra di loro nel costruire il giusto scenario alle parole di Barzin e alle sue melodie dalla costante qualità pop. Ed è proprio quest’ultima caratteristica a rendere l’ascolto sempre intenso, magnetico, mai scontato, con canzoni come Nobody Told Me, Words Tangled In Blue o The Dream Song che, andando ben oltre i semplici ed in fondo rassicuranti sentieri del cantautorato triste e chiuso su se stesso, acquistano concretezza e prendono vita di fronte a noi. Alla fine, in fondo, come spesso accade, solo fino ad un certo punto le parole possono spingersi nello spiegare un’emozione; ci riuscirà molto meglio Barzin stesso, attraverso l’incanto magico di Soft Summer Girls. Ascoltatela e sappiatemi dire.
Arriverà in Europa il 9 Aprile (grazie alla beneamata Own Records) “The United Colors Of Trouble Books“, già uscito (e apprezzato) in America sul finire dell’autunno 2008.
Un album in cui viene esaltato il concetto di registrazione lo-fi, trasportando la palese attitudine pop in dimensioni oniriche aperte tanto al folk quanto ad una certa riservatezza ambientale. Quasi sussurrando, i Trouble Books innalzano una (fasulla) barriera di fragilità: morbidezza e rumori, apparente apatia e trattenuti(ssimi) deragliamenti, approccio autorale e immediatezza ricercata. Queste le fondamenta per canzoni inclini a sfiorare, senza per questo sfruttare tematiche scontate o infantili. Sempre in bassa fedeltà, sia chiaro.
Leonard Mynx mi ha messo in contatto con altri artisti residenti nell’area di Portland che hanno collaborato alla realizzazione del suo ottimo album “Vesper”. Lo ringrazio, è sempre piacevole ricevere consigli per gli ascolti da persone che si stimano.
Sono venuto così a conoscenza di Audie Darling, il progetto musicale di Audie Jarvis, giovane artista di Nashville, TN. Sono bastati solo pochi secondi prima che scattasse la scintilla, quella dell’amore al primo ascolto. L’album di Audie Darling è intitolato “Full Of Ghost” e verrà pubblicato a maggio. E’ stato registrato, come l’album di Leonard Mynx, da Adam Selzer dei Norfolk & Western presso il Type Foundry Studio. Siamo dalle parti dei Cowboy Junkies più bucolici, Audie ammalia l’ascoltatore con ballate country-folk per cuori infranti, circondata da un cast di collaboratori di tutto rispetto, fra i quali i già citati Adam Selzer (voce in “Bright Lights” e “Little Bird”, chitarra fuzzy in “Collection Of Sorts”) e Leonard Mynx.
“Full Of Ghosts” è l’album ideale da ascoltare in compagnia della persona che si ama, stretti in un abbraccio che riscalda i cuori.
“Collection Of Sorts” è un brano davvero meraviglioso e toccante; la strofa “you and I walk along parallel paths in our own separate existence, it’s a stop and start and we’re barely aware of one another’s presence” mi perseguiterà fino alla fine dei miei giorni.
E’ possibile ascoltare l’intero album in streaming qui e scaricarlo al prezzo di $ 9.
Le favole in musica esistono ancora. Almeno stando a quanto si legge a proposito di come questo quartetto band di sconosciuti denominato Sam Kills Two è entrato in contatto con una storica etichetta indipendente inglese quale la Rocket Girl. Pare infatti che sia stato sufficiente l’ascolto di una session radiofonica per convincere la label ad offrire la possibilità di realizzare un disco ufficiale alla band capitanata dal cantante Fred Bjorkvall.
Così nasce l’omonimo debutto di questa nuova formazione inglese, peraltro affidato alle cure in sede di produzione da parte di un nome di spicco quale Nigel Clark dei Dodgy. L’album ha tuttavia poco a che vedere con l’impronta del produttore e a tratti persino con l’origine geografica della band: guardano infatti oltreoceano i Sam Kills Two, in particolare alla fragile malinconia di artisti quali Mark Kozelek ed Elliott Smith, dei quali ricorrono altresì, rispettivamente, la compassatezza ritmica e l’alternanza tra la delicatezza acustica di pianoforte e chitarra da un lato e corposi passaggi elettrici dall’altro. A temperare la desolazione emotiva delle ballate dei Sam Kills Two, riconducendola a un’impronta “europea”, provvedono poi atmosfere avvolgenti e una notevole sensibilità melodica, che trovano in Bjorkvall un interprete misurato e credibile.
Che dopo la Scandinavia i “cowboys” cantautorali vogliano invadere anche la Britannia?
Myspace: Sam Kills Two
Una selezione di MP3 dal catalogo della Quiet Scientific Records, etichetta del Michigan e casa, tra gli altri, di Chris Bathgate e Frontier Ruckus. Con un gustoso assaggio della prossima uscita, l’album “An Army Life” dei That’s Him! That’s The Guy in uscita il 19 marzo.
In due (David e Daniel), da Londra, per i tipi No Pain In Pop. Consigliati a chi ha cinque, semplici, interessi:
1) amore per il deragliamento modello Deerhoof dei tempi belli
2) strabuzzamento di occhi secondo il verbo Animal Collective
3) diletto verso chi le contaminazioni proprio le sente nel cuore
4) sporcizia (tanta) e melodia (necessaria) come elementi indispensabili per il concetto di bella canzone
5) inconsapevole attrazione verso il buddhist bubblegum music kraut jerk rock (cit.)
Avete queste passioni? Bene, potreste apprezzare i Gentle Friendly.
Jérôme Deuson, mente pensante dell’etichetta belga Stilll Records ed attore protagonista della pellicole griffate Amute. Apprezzate, non poco, in passato, in virtù di una fenomenologia constellationiana trasfigurata in dimensioni implosive e catartiche, seguendo-per genetica- quel Polmo Polpo che fu e- per piacere- immaginari fennesziani. Un pò alla Tim Hecker , volendola fare breve.
Il nuovo album, “Infernal Heights For A Drama” , si avvale di collaborazioni prestigiose e volute (da Joseph Costa -L’Altra, Costa Music- a Bryce Kushnier- Vitaminsforyou, Do Make Say Think-, passando per Robert Toher- Apse). Proprio questi nomi fanno intuire l’impostazione di un disco tanto intimo e carezzevole quanto grezzo ed ostinato nella ricerca di una malinconica violenza. Meno riflessiva rispetto al passato, eppure altrettanto convincente. La definirebbero delicatezza aspra.