Inglese, ex componente dei Dead Lovers, Toby Keane si è ora messo in proprio e ha reso disponibile gratuitamente due brani, che ci danno un assaggio delle sue ottime capacità compositive.
“Lady Napalm” e “London” sono due canzoni slowcore intense ed impregnate di un romanticismo tutto britannico, al quale non posso sinceramente resistere.
Torniamo a parlare di album interamente costituiti da cover per segnalare la prossima uscita del duo canadese Nadja: When I See The Sun Always Shines On TV. My Bloody Valentine, Codeine, Swans, Faith dei Cure e addirittura gli A-ha vengono plasmati con il gusto di un Fennesz matto come Stephen O’Malley.
E poi c’è Elliott Smith, splendidamente ripreso in quella che forse è la sua canzone migliore: Needle in The Hay. Diciamo subito che la leggerezza di un album fatto di cover è quanto di più lontano si possa immaginare. Ritmi lentissimi e scurissimi, muraglie doom da cui afferrare le melodie originali.
MP3 Nadja - Needle In The Hay (Elliott Smith Cover)
Lui, Jordan McKenzie, originario di Vancouver. Lei, Emi Honda, proveniente dal Giappone. Non si tratterà di dimensioni parallele come quelle descritte da Murakami Haruki, ma la distanza fra i due non era poca roba. Tuttavia la coppia si accoppia: in vita ed in musica. Scegliendo la miscela degli opposti, fra sperimentalismo ed originalità. Se infatti il cantato si contamina a vicenda (lui in inglese, lei in giapponese), le sonorità si diffondono attraverso atteggiamenti decisamente anti-convenzionali, in cui i brani sono obliqui e sporchi, eppure, a loro modo, melodici ed accessibili: una sorta di folk ibrido, palesato da un’andatura a strappi, dove chitarre, ukulele, banjo e campane scelgono l’orgia rispetto alla solitudine. Canzoni forse destinate, come dicono i protagonisti, alla periferia del mondo musicale. Luogo che anche noi conosciamo bene. E non disprezziamo affatto. A maggio, quando “Ringing For The Begin Again” uscirà per Constellation, saremo da quelle parti.
Verrebbe da dire “a volte ritornano”: sulle scene discografiche e sui propri passi personali.
Il protagonista di questo piacevole e (almeno per me) sorprendente ritorno è Andrew Kenny che, dopo un lunga attività con i sempre troppo poco considerati American Analog Set e collaborazioni varie poste in essere in quel di New York, si presenta a una nuova avventura musicale con The Wooden Birds, band che segna appunto anche il suo ritorno alla natia Austin.
Supportato, tra gli altri, da David Gordon Green (Ola Podrida) e Michael Bell (Lymbyc System), Kenny sembra voler riprendere il suo percorso da dove si era interrotto, accentuando i lievi caratteri melodici dei suoi brani. L’album di debutto di The Wooden Birds, “Magnolia” sarà disponibile ai primi di maggio, pubblicato negli Stati Uniti da Barsuk e in Europa da Morr Music.
I Mumford & Sons hanno due magnifici EP alle spalle (acquistabili qui) e un nuovo 10″, intitolato “The Cave and the Open Sea”, in uscita il 6 aprile per Chess Club.
Da queste parti lo si attende con ansia. E’ sufficiente ascoltare le due canzoni che saranno incluse nel 10″ – “But My Heart Told My Head” e “The Cave” – nel video postato qui sotto in versione live, per avere l’acquolina in bocca.
Minneapolis è la base di partenza della Afternoon Records, label gestita con bella consapevolezza dall’ottimo Ian Anderson e di cui Giuseppe vi parlò tempo addietro.
Nel dettaglio noi andiamo su una singola proposta di Ian, ossia quegli Spiritual Mansions conosciuti nel 2007 grazie all’Ep “Give Us Your Hearts” e tornati oggi in circolazione con l’album “Touched“, vero e proprio esordio sulla lunga distanza. Estetica punk folk, un po’ (tardo) romantica, ma mai melensa o eccessiva nella comunque ricercata emotività. A tratti vicini a certo pop, in altre occasioni strizzando l’occhio ad un presunto alcolismo caracollante. Sempre e comunque da tenere sotto osservazione.
Lo avevamo accennato lo scorso settembre ed oggi andiamo con l’ufficialità. Rick Alverson, in fuga temporanea dai meravigliosi Spokane, ha terminato il suo primo film come regista. La pellicola si intitola “The Builder” e, nella colonna sonora, si avvale di nomi da circoletto rosso e garanzia assoluta. Oltre agli inevitabili Spokane sono stati della partita: Gregor Samsa, Bon Iver, Pan American e Robert Donne.
Following an Irish immigrant carpenter from coastal Queens to the Catskills and beyond, THE BUILDER is an American existential portrait that explores the gulf between the idea of a thing and the thing itself. Having set off to the New York countryside to construct a reproduction of the earliest of american cape houses, the protagonist (Colm O’Leary) finds himself overcome by an inexplicable fatigue. Debts and expectations mount alongside the crudest and most naive of deceptions, that of both self and of family. As the chasm grows the Builder finds himself confronted by the unnerving ambivalence of the world around him.
Seattle è una città che negli ultimi anni si è radicalmente trasformata nei gusti e nelle proposte musicali. La maggior parte dei dischi più belli che arrivano da lì presentano una forte connotazione folk. La lista della spesa sarebbe molto lunga e comprenderebbe certamente gli Hey Marseilles, che da queste parti hanno conquistato cuori e ascolti.
I Beads hanno da poco messo in circolazione il bellissimo “No One Knows”, lavoro che alterna momenti più scuri e oppiacei a ballate beatles-oriented. Il gruppo è formato dai fratelli Snow e Garnet Keim, già nei The Blakes, gruppo abbastanza insipido molto celebrato negli USA.
Evil, il brano di apertura, è irresistibile: le radio dovrebbero passarlo selvaggiamente ora che le giornate si allungano.
JBM è l’acronimo con il quale Jesse B. Marchant, un giovane cantautore canadese, è artisticamente (s)conosciuto.
Jesse nasce e cresce a Montreal, ma abbandona la città del Quebec e l’università ad un semestre dalla laurea per trasferirsi a New York e coltivare i propri sogni. Ha l’ambizione di diventare attore. Jesse, però, ama anche la musica, suona la chitarra da quando aveva sette anni. E, fortunatamente per noi, nella Grande Mela decide di dedicarsi anima e corpo anche alla musica. E, per uno strano caso del destino, tramite essa riesce ad insinuarsi nel tanto agognato mondo cinematografico, realizzando l’intera colonna sonora del film indipendente Lovers In A Dangerous Time.
Nel frattempo JBM completa anche un album, “Not Even In July”, registrato da Henry Hirsch (Vanessa Paradis, Lenny Kravitz e Madonna nei suoi credits) in una vecchia chiesa sconsacrata – situata nella città di Hudson, stato di New York – oggi adibita a studio di registrazione.
JBM condensa in 10 brani tutto il proprio straripante talento artistico, mostrando un animo poetico e romantico, affine a quello di Damien Rice e di Ray LaMontagne e una scrittura che l’avvicina ai mostri sacri della narcolessia in note come Mark Kozelek.
Sarà difficile imbattersi in un album più emozionante e bello di “Not Even In July” quest’anno; è un disco che s’insinua lentamente sotto pelle ed esige ripetuti ascolti, al fine di apprezzare la maestosa intensità che lo contraddistingue.
Cosa: Last Chapter Of Dreaming (self-released, 2009)
Perché: Armonie vocali splendide, un romanticismo mai sopra le righe, un cantato molto british, melodie che rimangono impresse facilmente: sono questi i principali ingredienti che mi hanno fatto apprezzare i Cherbourg sin dal primo ascolto. Lo scorso 2 febbraio il gruppo ha pubblicato un EP, “Last Chapter Of Dreaming”, esordio discografico che lascia il segno. L’EP è disponibile in edizione limitata vinile 10″ e in digitale.
Dopo i Mumford & Sons, un altro gruppo folk londinese è in procinto di conquistare il mondo.
E’ solo un cantante di canzoni, come lo era anche The Man In Black, che usò la canzone scritta da Tim O’Connell, “A Singer of Songs” come proprio, dolorosissimo, epitaffio nell’album “Unearthed”.
E in un mondo in cui vogliamo, dobbiamo, possiamo sapere tutto di tutti è in un certo modo confortante ignorare completamente la storia del personaggio che si nasconde dietro il moniker A Singer Of Songs. E’ Lieven Scheerlinck, un artista residente a Barcellona (dal nome direi che è belga od olandese, ma chi lo sa?) che risponde così alla mia richiesta di avere una sua biografia: “I have little to tell about myself. Most of is in the music really. A Singer Of Songs started as a side-thing next to my band Birdcircus. I write and record these tiny songs in one or two days max. It just feels nice to get the raw feeling of the song on tape, which happens if you write and record fast. Without too much time to doubt whether words are too personal or melodies too honest. You could say they go straight from my head into the mic. No effects, not too much arranging. and little by little this side-thing became very important to me. Like a diary almost…“.
E’ solo un cantante di canzoni; canzoni che vanno direttamente dalla sua testa al microfono, come scrive lui, e poi durante il tragitto centrano il nostro cuore, parlando a tu per tu con la nostra anima. Conquistandola definitivamente. Ha registrato un album intitolato “Dig For Gold”, lo potete acquistare per 8 miseri dollari sul sito cdbaby. E’ solo una collezione di canzoni. Splendide canzoni acustiche.
Nella vostra discoteca (mp3teca, digitalteca), accanto a David Bazan e Damien Jurado, preparate un posticino speciale per A Singer Of Songs, è quel tipo di cantautore che si ama incondizionatamente.
Esce oggi il 7″ di debutto del duo inglese Planet Earth. Il 7″, prodotto da Charlie Fink (Noah and The Whale), contiene due canzoni, “Bergman Movies” e “Big Babies”. “Bergman Movies” è il classico brano che ha tutte le caratteristiche per diventare l’inno di tutti gli amanti dell’indie pop. E’ già diventato il mio inno (well, I would happily stay up all night, telling you how to live your life better, oh we could watch Bergman movies, until we don’t wanna live together…something depressing like autumn sonata, I wish that we’d watched Fanny and Alexander).
E’ possibile acquistare il singolo sul sito dell’etichetta Young And Lost Club. L’edizione è limitata a 500 copie, quindi affrettatevi.
Karl Smith, cantante e chitarrista dei Sodastream, torna a far parlare di sè a due anni esatti dallo scioglimento del gruppo australiano tanto amato qui in Italia. E lo fa presentandosi con una nuova band, Lee Memorial, formata insieme a Laura MacFarlane (Sleater-Kinney, Ninety Nine), Tom Lyngcoln (Nation Blue), Steve Thomas (Zond), Matt Bailey (Paradise Motel) e Madeline Spawton.
L’album di debutto dei Lee Memorial, “The Lives Of Lee Memorial”, uscirà il 28 marzo per Dot Dash, anticipato dal bellissimo singolo “Berlin”.