Nell’indifferenza generale, o quasi, da qualche anno in Australia e a Melbourne in particolare si muove una composita scena a cavallo tra folk acustico, sensibilità melodica e narcolessie slow-core.
Nomi quali Tamas Wells, Adlerseri, Broken Flight, Soundtracks For Train Windows diranno poco o nulla ai più ma, nei rispettivi campi e attraverso continui scambi e collaborazioni incrociate, hanno ormai dato luogo a più di un lavoro davvero pregevole.
L’ultimo in ordine di tempo è quello da poco uscito a nome The Steadfast Shepherd, che vede come protagonisti principali il chitarrista degli Adlerseri Nathan Collins e sua moglie Fairlie, che in un album agile ma affascinante regalano dieci ballate in miniatura, dense di candore folk acustico e pennellate melodiche al rallentatore.
Che si stiano vivendo tempi pazzi è palese a tutti e i segnali sono molteplici, quindi perché meravigliarsi se una band solitamente dedita all’hardcore punk se ne esce con un disco di canzoni d’impianto latino suonato come se si trattasse di una orchestra mariachi? Scherzi a parte, la storia è proprio questa: The Bronx sono un quintetto di Los Angeles guidati dal cantante Matt Caughtran che, fino ad oggi, nei tre album pubblicati a proprio nome hanno bazzicato le chitarre distorte e i ritmi forsennati dell’hardcore e del punk. Oggi, ribattezzatisi Mariachi El Bronx scompaginano le carte in tavola e pubblicano questa collezione di canzoni dove a trionfare sono le chitarre acustiche, i fiati e gli archi tipici di un’orchestra messicana. Di chitarre elettriche e ritmi pestati, naturalmente, neppure l’ombra. E il risultato com’è? Bé, incredibile a dirsi, molto, molto buono, praticamente come se non avessero mai fatto altro. Le undici canzoni in scaletta, in larga parte cantate in inglese, sono tutte melodicamente assai coinvolgenti e testimoniano che i cinque El Bronx i pezzi li sanno scrivere eccome. Spesso, un po’ inevitabilmente, fanno pensare ai Calexico (vedi ad esempio la bella Cell Mates) ma altrettanto spesso si vanno a posizionare in quei territori che noi rocker abbiamo imparato ad amare grazie ai dischi dei Los Lobos. Si vedano in questo senso brani eccezionali come Quinceniera, come l’ottima My Brother The Gun o come Clown Powder o la ballata My Love dove a trionfare è il bel suono della fisarmonica. Tutto il resto si mantiene sempre su ottimi livelli, con un’ulteriore segnalazione d’obbligo per la melodia di Sleepwalking e per Silver Or Lead, dove pare far capolino addirittura qualche scampolo di musica cubana.
La divina, amica di Albini e Tiersen, intollerante nel dominare nuove e vecchie leve del cantautorato femminile. Torna a settembre con “Honeybee Girls”, per Vicious Circle. La presentazione dell’album si terrà al Circolo Degli Artisti di Roma, il primo ottobre. Qui un primo estratto ed una fantastica versione live di “Louise”.
Per chi scrive: uno dei gruppi più amati in senso assoluto. Tornano ad Ottobre con il loro sesto album, “Other Truths“. Quattro soli episodi (cerebrali ed emozionali), in cui il paradigma strumentale non è mai rinnegato, a dispetto delle tendenze pop attuali, sfruttando la voce solo se (e quando) necessario (nel caso i colpevoli sono membri di Akron Family e The Lullabye Arkestra). I brani si intitolano, rispettivamente, “Do“, “Make”, “Say” e “Think“. Constellation ci regala un antipasto, mentre sul MySpace del gruppo è possibile ascoltare interamente “Do”.
Intorno a Glasgow. Dai sedici ai ventidue componenti, in fuga estemporanea da altri progetti (Eagleowl, Q Without U, Dananananaykroyd, The Just Joans, Lula Maes, How To Swim…). Un Ep, ” A Dance to Half Death ” (Chaffinch Records), fra folk, ricchezza strumentale, modernariato balcanico, coralità e dilatazione. Attraverso la più tipica delle tradizioni scozzesi.
L’incipit del nuovo album, “Prince Of Truth“, griffato Evangelista, in uscita su Constellation ad inizio ottobre. Lisergico, catartico, macilento? Semplicemente alla Carla Bozulich.
LeE HARVeY OsMOND è il nuovo progetto musicale del canadese Tom Wilson, già attivo con la band Blackie and The Rodeo Kings. Per l’occasione Wilson si è circondato di amici (Margo e Michael Timmins dei Cowboy Junkies, Josh Finlayson e Andy Maize degli Skydiggers, Ray Farrugia, ex batterista dei Junkhouse e l’icona folk Brent Titcomb, un veterano della scena musicale canadese) e ha realizzato l’album “A Quiet Evil” (Latent Recordings), dal quale è tratta la canzone “I’m Going To Stay That Way”, una splendida ballata che impegna Tom Wilson in un duetto con Margo Timmins (il fantasma dei Walkabouts è dietro l’angolo).
Acclamato dalla critica, “All Is Wild, All Is Silent” si nutre di un’appendice gustosa e saporita. Svariati amici della band texana (da Eluvium a Tiny Vipers, passando per Peter Broderick ed Helios) hanno rivisitato i brani di uno dei migliori album del 2009: c’è chi ha scelto un percorso decisamente personale e chi, invece, ha preferito evitare clamorosi ribaltoni, seguendo la linea dei Balmorhea.
Nello specifico undici brani: manca “March 4, 1831” mentre tre episodi (“Harm And Boon“, ” Coahuila” e “November I, 1832″) hanno una doppia versione. Sempre con la griffe Western Vinyl.