Tupolev

Sfumature e ricercatezza, (fasulla) apatia mascherata da avanguardia ed atmosfere classiche per il nuovo millennio. Sono austriaci, i Tupolev, e, dopo l’omonimo Ep di debutto, sorprendono con un esordio sulla lunga distanza talmente consapevole da far pensare ad una band con una lunga storia alle spalle.
Invece “Memories Of Björn Bolssen” (Valeot Records) rappresenta il primo disco e, per scoprire qualcosa in più sugli eredi di Walter Schachner e Herbert Prohaska (cit.), dovremmo dirigerci verso alcun progetti paralleli (Slon, Alexandr Vatagin) o curiosare fra le svariate collaborazioni, come quella con i nostri Port-Royal. Indagando qualcosa si può intuire, ma nulla chiarifica come l’ascolto di un album tanto vicino a una presunta sperimentazione quando accogliente per chi determinate melodie pop preferisce osservarle attraverso un’ottica non canonica. Così arrivano ricami jazz e retaggi folk, persuasivi nell’impatto emotivo basato sul duopolio vuoto/pieno, scritto da una penna strumentale in preda a follie narcolettiche e delicatamente cerebrali, soprattutto se paragonata a quella di un’altra ottima realtà attuale come i Balmorhea.
Sembrano abbandonarsi alle loro idee, i Tupolev, senza per questo sfiorare autoreferenzialità ed eccessi vari. Oppure sono semplicemente intransigenti nel dettagliare l’aspetto emozionale tramite ansie accennate e luci mai abbaglianti. Una musica sfocata, come un’immagine fuori fuoco terribilmente esaustiva nel raccontarsi.

MP3 Tupolev- Movahedi
MySpace Tupolev

Tupolev