A distanza di quattro anni dall’ottimo The End Is Near (a sua volta seguito dello splendido Newness Ends da dieci-singoli-dieci), i New Year tornano in circolazione con nuovo album.
Arriveranno in Italia il prossimo autunno (e, avendoli già visti in concerto, possiamo garantire il valore assoluto), ma di dischi in uscita e live (quasi) imminenti discuteremo nei prossimi mesi. Oggi, piuttosto, vogliamo tornare al periodo precedente, quello griffato Bedhead e, a nostro soggettivissimo parere, superiore persino all’eccellenza dell’avventura successiva. Ne abbiamo già parlato altrove, ma, visti tempi e mode attuali, non pare mai abbastanza.
L’atteggiamento slow core dilatato, vicino-per attitudine- a certo post rock del periodo (crescendo trattenuti evidenti in gruppi come i Windsor For The Derby, non a caso inizialmente compagni nella Trance Syndicate), aperto, tuttavia, al concetto di canzone. Da What Fun Life Was (esordio, 1994) a Transaction De Novo (opera ultima del 1998, non contando il trascurabile Macha Loved Bedhead Bedhead Loved Macha uscito per i tipi di Jetset nel 2000) mutano alcuni atteggiamenti, vi è un avvicinamento a ciò che avverrà sotto il marchio New Year, l’incomunicabilità voluta e trovata da altri (si pensi ai santissimi Codeine) è toccata sempre più di sfuggita, ma mai scompare quell’approccio rarefatto tipico di certa musica narcolettica.
E proprio in Transaction De Novo è presente More Than Ever, fra i brani simbolo (con Half-thought) per chi vuole un punto di contatto fra Bedhead e New Year. Una serenità apparente, gracile nel farsi brano, eppure decisa nell’evidenziare quella purezza strumentale che sempre ha accompagnato i fratelli Kadane. Ed ancora oggi è qualcosa di splendido.
More Than Ever