Balto è il progetto musicale di Daniel Sheron, un giovane musicista americano che, dopo essersi trasferito in Siberia, ha scritto canzoni ispirate da quella terra lontana. Nel giro di poco tempo e con una buona quantità di materiale in mano ha messo insieme una band formata da 6 elementi e in un solo giorno ha registrato l’album “October’s Road” – una collezione di 10 brani toccanti, tra Fleet Foxes, Mumford & Sons e i miei amati Frontier Ruckus – in uno scantinato situato a Brooklyn.
Potete acquistare l’album per soli 4 dollari sul sito Bandcamp dei Balto.
Vengono dalle foreste del sud est del Wisconsin e si chiamano Blessed Feathers. Il loro album di debutto omonimo è disponibile in modalità up to you su Bandcamp.
C’è tanta poesia e malinconia fra le note di questo album, una piccola perla di folk malinconico ed evocativo. Fatelo vostro.
Si respira un certo afflato spirituale, d’armonia con la natura circostante, nell’interessante disco d’esordio dei Volcano Choir, intitolato Unmap (Jagjaguwar/Goodfellas), sorta di supergruppo che riunisce diverse personalità dell’underground americano, da membri dei Collections Of Colonies Of Bees per arrivare alla “star”, quel Justin Vernon meglio conosciuto come Bon Iver. Concepito nell’estate del 2005 e registrato in un fine settimana d’autunno nel 2008, Unmap è un disco dal grande soffio poetico, poco propenso a limitarsi al semplice formato canzone e più interessato a costruire landscapes sonori dal tratteggio impressionista. Sostanzialmente folk nelle radici, il suono di quest’album si palesa come un vento fluttuante in cui le voci e gli strumenti si armonizzano fra di loro nel creare paesaggi bucolici e fantasmatici, piuttosto free e volatili, a tratti quasi astratti. Un approccio assolutamente libero alla materia che, complice l’uso dell’elettronica, in qualche passaggio ricorda certe cose degli Animal Collective più campestri, nella ricerca di loops e stratificazioni ambientali, o alcune cose dei Joan Of Arc più afasici. Sottilmente sperimentale senza mai essere ostico, questo disco è una gran bella sorpresa, specie se non ci si ostina a tutti i costi a volerci vedere dentro le canzoni di Bon Iver.
Lo avevamo accennato lo scorso settembre ed oggi andiamo con l’ufficialità. Rick Alverson, in fuga temporanea dai meravigliosi Spokane, ha terminato il suo primo film come regista. La pellicola si intitola “The Builder” e, nella colonna sonora, si avvale di nomi da circoletto rosso e garanzia assoluta. Oltre agli inevitabili Spokane sono stati della partita: Gregor Samsa, Bon Iver, Pan American e Robert Donne.
Following an Irish immigrant carpenter from coastal Queens to the Catskills and beyond, THE BUILDER is an American existential portrait that explores the gulf between the idea of a thing and the thing itself. Having set off to the New York countryside to construct a reproduction of the earliest of american cape houses, the protagonist (Colm O’Leary) finds himself overcome by an inexplicable fatigue. Debts and expectations mount alongside the crudest and most naive of deceptions, that of both self and of family. As the chasm grows the Builder finds himself confronted by the unnerving ambivalence of the world around him.
Polvo@ ATP Curated By Explosions In The Sky-Minehead Smog@ Bronson-Madonna Dell’Albero Micah P. Hinson@ Soundlabs-Roseto Degli Abruzzi Explosions In The Sky @ Atp Curated By Explosions In The Sky-Minehead Silver Jews-Phosphorescent@ Atp Curated By Explosions In The Sky-Minehead