Il 2007 in venti album, un E.P., un video e una recensione

#1 Jacob GoldenRevenge Songs (Echo)
#2 Chris GarneauMusic For Tourists (Absolutely Kosher)
#3 Art Of FightingRunaways (Trifekta)
#4 NireVespers (Abandoned Love Records)
#5 Ravens & ChimesReichenbach Falls (Better Looking Records)
#6 The One Am RadioThis Too Will Pass (Dangerbird Records)
#7 Great Lake SwimmersOngiara (Nettwerk)
#8 Thee More ShallowsBook Of Bad Breaks (Anticon)
#9 Buffalo TomThree Easy Pieces (New West)
#10 Dean & Britta Back Numbers (Zoe Records)
#11 Von SüdenfedTromatic Reflexxions (Domino)
#12 A Place To Bury StrangersS/T (Killer Pimp)
#13 The 1900’s Cold & Kind (Parasol Records)
#14 PapercutsCan’t Go Back (Gnomonsong)
#15 Crippled Black PhoenixA Love Of Shared Disasters (Invada)
#16 Lewis & ClarkeBlasts Of Holy Birth (La Société Expéditionnaire)
#17 At Swim Two BirdsReturn To The Scene Of The Crime (Green Ufos)
#18 PicastroWhore Luck (Polyvinyl)
#19 DevastationsYes, U (Beggars Banquet)
#20 Alasdair RobertsThe Amber Gatherers (Drag City)

E.P.: Screaming Tea Party – Death Egg

Il video più divertente dell’anno: Jon LajoieHigh As Fuck

La recensione più ridicola dell’anno: Joe Tangari/Pitchfork: Various Artists
The Complete Motown Singles, Vol. 7: 1967
(9.9, suvvia..)

Revenge Songs

my little airport

Ultimamente sto scaricando un po’ di materiale pornografico quando sono al lavoro. Filmetti, più che altro. Che mi sparo in ufficio, tra una progettazione e l’altra. Non è che sia un fanatico di queste cose, tutt’altro. Li trovo banali, perlopiù. E’ che guardandoli, il mio organismo carica endorfine che mi alleviano il dolore provocato da una fastidiosissima ernia discale. Problemi di postura dovuti al lavoro al pc, chiuso nel recinto di ingrasso del mio ufficio.
Non so perchè vi racconti questo, quando dovrei parlarvi dei My Little Airport da Hong Kong. Anzi, lo so. Come per i film porno, dai MLA non ci si aspetta grandi cose. Sappiamo già dove andremo a parare, basterà guardare la copertina (la bella foto di due sorridenti ragazze asiatiche che sta su “Zoo Is Sad, People Are Cruel”) o soffermarsi sui fantasiosi titoli, per capire che il sound che incontreremo, di lì a poco, ci piacerà e parecchio, mettici dentro pure il fascino orientale, perdendoci beatamente nella traduzione. Ma proprio per tutti questi motivi ci piacciono. Perchè suonano leggiadri e pop, in quel senso là, trasversale e minimale. Perchè infarciscono il tutto con tastierine e vocine, coretti bubble-gum, senza inventarsi chissà quali diavolerie. You Smile Like A Blossom, The Ok Thing To Do On Sunday…, When I Listen To The Field Mice, sono solo qualche esempio dei loro bozzetti semi-acustici. E basterà ascoltarli per farvi passare qualche piccolo dolore.

Mp3: The Ok Thing To Do On Sunday Afternoon Is To Toddle In The Zoo

MySpace: My Little Airport

Web: My Little Airport

Centenaire

C’era (e c’è ancora, perchè i generi sono più affini alla resurrezione di Nostro Signore) il suono di Canterbury, anche se limitarlo alla semplice etichetta di genere appare qui troppo limitativo. Tuttavia i gruppi esistevano (anzi, esistono) e per definirli occorreva (e per inerzia occorre) sempre una certa creatività. Pop/rock, schermaglie jazz, elettronica minimale, improvvisazione raffinata: in breve atmosfere destinate ad esaltare il concetto di particolare, in cui era il singolo gruppo a creare la definizione più adatta per se stesso, senza alcuna paura di sfociare in certo modernariato.
I Centenaire (che non provengono dal Kent, ma da Parigi) sembrano ritornare alla visione sopra enunciata, senza timori o perplessità. Il loro disco omonimo è intimo, quasi casalingo nelle atmosfere (loro stessi dicono di aver cercato un suono adatto al salotto di chi ascolta), con eleganza sorprendente e scelte stilistiche accoglienti sino all’eccesso. Ovviamente si tratta di un miscuglio, dove folk, indie, cantautorato, minimalismo, jazz e derive strumentali in odore di post si mostrano di volta in volta con timidezza persuasiva, senza mai rischiare alcuna esagerazione. Così le trame, per genetica acustiche, acquisicono sostanza attraverso l’aggiunta di strumenti più o meno canonici (violoncello, organo, clarinetto, xilofono e charango) realizzando un ritratto tanto classico quanto formalmente deviato in ogni sua sfumatura, cercando la melodia senza rinunciare a continui (e delicati) colpi di coda. Come fosse una sola canzone dipinta ogni volta da colori diversi.

MP3 Centenaire: Take Me Home
MySpace: Centenaire
Website: Centenaire

Centenaire