Jay Farrar & Benjamin Gibbard – One Fast Move or I’m Gone

“Non v’è tempesta silenziosa e tremenda come la tempesta interiore”.

Sulla costa californiana, ad un passo da San Francisco, stretta tra i monti di Santa Lucia e l’oceano pacifico c’è Big Sur, sogno e speranza della giovane america tra gli anni 50’ e 60’, luogo di pellegrinaggio da quando il guru Henry Miller decise di trasferirsi portandoci le proprie ossessioni anarco-dadaiste e da quando Jack Kerouac gli dedicò l’omonimo romanzo.
Ed è proprio attorno alla leggenda del luogo e dello scrittore che il regista Curt Worden realizza la pellicola “One Fast Move or I’m Gone”, ricostruendo grazie al contributo di chi c’era e di chi avrebbe voluto esserci (Tom Waits, Patty Smith) la magia di un’estate del 1961 quando in dieci giorni Jack Kerouac scrisse sotto l’effetto della benzedrina su un unico rotolo di carta telescrivente quello che sarebbe diventato il romanzo della fine di un uomo, il temine ultimo di un viaggio iniziato in giovinezza “sulla strada” con tutte le speranze e naufragato nell’ infinita tristezza dellla sconfitta un decennio dopo.
Il commento sonoro è affidato – non come ci si sarebbe aspettati – alle pulsioni be-bop e hard-bop del jazz tanto caro all’autore, ma a due “troubadours” della canzone tradizionale: Jay Farrar, leader insieme al più fortunato Jeff Tweedy dei Wilco prima di Uncle Tupelo e poi dei Son Volt e Benjamin Gibbard dei Death Cab for Cutie, che proprio a Big Sur registrarono il loro magnifico album “Narrow Stairs” nel 2008.
Il disco si apre timidamente con il caldo timbro vocale di Gibbard e la splendida pedal-steel di Brad Sarno a disegnare melodie leggere e piene di speranza, che presto lasceranno da prima spazio alla malinconia e via via sempre a più cupe visioni perfettamente cantate dalla dolente voce di Farrar, concludendosi nella disperata meraviglia di “San Francisco”, ritorno definitivo nell’oscurità, la stessa che si respira nelle pagine conclusive del romanzo.
Quasi interamente acustico, due chitarre, lap steel, piano e armonica, un suono essenziale che si muove in un territorio immaginario dove folk, blues e country convivono splendidamente come nella natura attorno a Big Sur, dove unico posto al mondo, i cactus crescono al fianco delle sequoie.
Difficile arginare il flusso di coscienza di Kerouac nella rigida metrica di una canzone, ma è efficace il cut-up che i due operano, senza nulla togliere alla forza del pensiero di uno dei più importanti scrittori del ‘900.
Magico, poetico e di struggente bellezza il risultato.
Un altro viaggio a Big Sur ? Ne vale la pena!

A Fernanda Pivano

MP3 Jay Farrar & Benjamin Gibbard – One Fast Move Or I’m Gone

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The End Of The Ocean

Columbus Ohio, ma se ascoltando “Setting Sail” penserete al Texas degli Explosions In The Sky non sarete fuori strada. In sintesi The End Of The Ocean: post rock emozional-melodico per cinque ragazzi che esordiscono quest’anno con l’EP “Calm Seas Don’t Make Sailors“. Quattro brani- forse- di genere, ma destinati a colpire gli appassionati (del genere, si intende). In certi casi la sola questione è il gusto. Qui abbonda.

MP3 The End Of The Ocean: Setting Sail

MySpace- The End Of The Ocean

Website- The End Of The Ocean

The End Of The Ocean

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Top 10 albums of 2009

#1 Barzin – Notes To An Absent Lover (Monotreme) [post]
MP3 BarzinStayed Too Long In This Place

#2 Great Lake Swimmers – Lost Channels (Nettwerk)
MP3 Great Lake SwimmersStill

# 3 JBM – Not Even In July (self-released) [post]
MP3 JBMRed October

#4 Leonard Mynx – Vespers (self-released) [post]
MP3 Leonard MynxMary

#5 Parallel Lions – Holding Patterns (Bird Music) [post]
MP3 Parallel LionsSeparated

#6 The Black Heart Procession – Six (Temporary Residence)
MP3 The Black Heart ProcessionForget My Heart

#7 The Dimes – The King Can Drink The Harbor Dry (Pet Marmoset) [post]
MP3 The DimesAbigail, Don’t Be Long

#8 Polvo – In Prism (Merge) [post]
MP3 PolvoBeggars Bowl

#9 Mumford & Sons – Sigh No More (V2) [post]
MP3 Mumford & SonsI Gave You All

#10 Local Natives – Gorilla Manor (Infectious Music) [post]
MP3 Local NativesAirplanes

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The Dimes

The Dimes non sono una novità per gli appassionati lettori di questo blog. L’album d’esordio della band, “The Silent Generation” e l’EP “New England” hanno trovato ampio spazio su HDAHA.
La band di Portland giunge ora al secondo lavoro sulla lunga distanza con l’album “The King Can Drink The Harbor Dry”, un concept album dedicato alla città di Boston e ai personaggi che l’hanno resa celebre. Lungo tutto l’album capiterà così di imbattersi nella storia di William Lloyd Garrison, direttore del giornale abolizionista “The Liberator” (il brano è appunto intitolato The Liberator”) e di Webster Thayer, membro della Corte Suprema del Massachusetts che giudicò Sacco e Vanzetti (“Webster Thayer), di appassionarsi alle sorti di Clara Barton, infermiera e fondatrice della Croce Rossa Americana (Save Me Clara) e di Abigail Adams (“Abigail, Don’t Be Long”), moglie di John Adams (secondo Presidente degli Stati Uniti) e madre di John Quincy Adams (sesto Presidente degli Stati Uniti) e di scoprire che la tristemente nota prigione di Boston sita in Charles Street (“Charles Street”), che ospitò tra gli altri Sacco e Vanzetti e Malcolm X, è diventata dal 2007 un hotel di lusso.
A metà strada tra Simon & Garfunkel e i miglori Decemberists, i miei amati Dimes non hanno rivali quando si tratta di scrivere canzoni altamente melodiche con testi davvero ispirati.

MP3 The DimesAbigail, Don’t Be Long

MP3 The DimesBoston (Trimountaine)

MySpace: The Dimes

Blog: The Dimes

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Australian Songs #12: The Middle East

Ancora una band australiana, all’esordio con “Recordings Of The Middle East“. Per chiunque scelga la delicatezza in stanze pop- folk, magari durante la stagione autunnale.

MP3 The Middle East: Blood

MySpace: The Middle East

The Middle East

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