Balmorhea

Mentre Giuseppe vive e sopravvive ad Austin, torno su queste pagine non per sostituirlo (roba impossibile), quanto per solleticare il mio gusto personale.
I Balmorhea, chissà se Giuseppe lo sa, provengono proprio dal Texas ed ignoti-ignoti non lo sono. Personalmente li conobbi l’anno passato, con un album omonimo di cui qualcuno trovò la sintesi perfetta parlando di minuetti romantici. Roba strumentale e, lo scrivevamo poco sopra, Texas. Sarebbe facile pensare ad Explosions In The Sky o ai nuovi diletti This Will Destroy You. Invece occorre fare molta attenzione, perchè l’assenza vocale non obbliga ad impeti e crescendo.
Almeno questo lo pensano Rob Lowe e Michael Muller, i due protagonisti della formazione. Nessuna batteria e nessun basso, si va di pianoforte e tratteggi acustici, dove gli arpeggi sono mani per carezze e non per schiaffi. Il recente “Rivers Arms” (uscito per i tipi della Western Vinyl) trasfigura con maggiore consapevolezza e personalità gli ottimi spunti dell’esordio, entrando in un mondo classico (dei Rachel’s istintivi) ed affine all’immaginario di artisti come Max Richter e Sylvian Chauveau. Minimalismo voluto, melodie che, fossero furbetti, sarebbe facile trasportare in un avant pop cantato, istantanee notturne ed invernali. L’emozionalità è trattenuta, ma sa quando e come uscire con decisione (la splendida “The Winter”), dilatandosi attraverso movimenti impercettibili eppure sempre differenti. Una manifestazione rara, destinata a colpire, appunto, come una carezza.

MP3 – Balmorhea – The Winter
Website: Balmorhea

Balmorhea