Centenaire

C’era (e c’è ancora, perchè i generi sono più affini alla resurrezione di Nostro Signore) il suono di Canterbury, anche se limitarlo alla semplice etichetta di genere appare qui troppo limitativo. Tuttavia i gruppi esistevano (anzi, esistono) e per definirli occorreva (e per inerzia occorre) sempre una certa creatività. Pop/rock, schermaglie jazz, elettronica minimale, improvvisazione raffinata: in breve atmosfere destinate ad esaltare il concetto di particolare, in cui era il singolo gruppo a creare la definizione più adatta per se stesso, senza alcuna paura di sfociare in certo modernariato.
I Centenaire (che non provengono dal Kent, ma da Parigi) sembrano ritornare alla visione sopra enunciata, senza timori o perplessità. Il loro disco omonimo è intimo, quasi casalingo nelle atmosfere (loro stessi dicono di aver cercato un suono adatto al salotto di chi ascolta), con eleganza sorprendente e scelte stilistiche accoglienti sino all’eccesso. Ovviamente si tratta di un miscuglio, dove folk, indie, cantautorato, minimalismo, jazz e derive strumentali in odore di post si mostrano di volta in volta con timidezza persuasiva, senza mai rischiare alcuna esagerazione. Così le trame, per genetica acustiche, acquisicono sostanza attraverso l’aggiunta di strumenti più o meno canonici (violoncello, organo, clarinetto, xilofono e charango) realizzando un ritratto tanto classico quanto formalmente deviato in ogni sua sfumatura, cercando la melodia senza rinunciare a continui (e delicati) colpi di coda. Come fosse una sola canzone dipinta ogni volta da colori diversi.

MP3 Centenaire: Take Me Home
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Centenaire