Movie Star Junkies

Una di quelle cose geneticamente create per spaccheggiare i culi. Non spaccare, per quello occorre dirigersi verso personaggi più matematici e, volendo, abrasivi. Qui si tratta di spaccheggiamento. Una roba, in effetti, molto Birthday Party che, pur con grandi sforzi devianti, è impossibile non riferire ai Movie Star Junkies. A causa del giovane Nick Cave, certo, ma anche per un approccio rock primigenio ed essenziale. L’ep “In A Night Like This” (è uscito ieri per Ghost Records) è un fiume che avanza sghembo: sfiora il blues, cerca l’ossessione, deraglia e si sporca, prima di sfociare in un mare nero intollerante nel trascinare alla deriva. E ci si va, alla deriva. E poi si va anche a fondo, ma sempre spaccheggiando i culi, perchè le pulsazioni non vengono interrotte da un semplice annegamento. Non accade sempre. E’ bello sapere che accade con i Movie Star Junkies. In Italia, in Europa e negli States (insomma, dove vanno a suonare e dove voi potreste affogare).

MP3 Movie Star JunkiesLoneliness Like Clouds Above

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Album of the day: Canadians – The Fall Of 1960

Da oggi è possibile ascoltare in streaming il nuovo album dei Canadians, “The Fall Of 1960”. Una prassi ormai consolidata per la maggior parte delle band quella di dare un album in ascolto prima che lo stesso sia fisicamente reperibile nei negozi. La particolarità è tutta nella scelta del metodo a cui affidare la diffusione sulla rete del disco. Nessuna esclusiva infatti, ma la possibilità per chiunque di mettere un player con “The Fall Of 1960” nella propria pagina. Attualmente le realtà web coinvolte sono una cinquantina, dal più piccolo blog personale fino a Rolling Stone, che ha accolto con entusiasmo questa nuova idea promozionale e ha deciso di mettere il disco in ascolto anche senza averne l’esclusiva assoluta.
Il disco uscirà nei negozi venerdì 9 aprile, il tour della band inizierà il 16 aprile al Twiggy Club di Varese.
Dal 29 marzo sarà possibile acquistare “The Fall Of 1960” sul sito di Ghost Records nella sezione shop online. Chi acquisterà il cd dal 29 marzo al 4 aprile riceverà via e-mail una versione alternativa del brano Yes Man!

Saeta

Scrivere dei Saeta è difficile. Perché già in partenza è evidente che certa musica inietta nelle vene un romanticismo attitudinale (drammatico? Malinconico? Necessario, senza ipotesi di dubbio). E si è consapevoli dell’assenza di qualsiasi antidoto al virus. Quindi, almeno per quanto mi riguarda, l’incipit è ostico. Se non impossibile. E tanto vale, allora, rinunciarvi.
Dunque – fatta concreta la premessa- siamo a “Else Another Light Might Go Out”. Successore di quel “We Are Waiting All For Hope” che, mi perdoneranno Giuseppe e Francesco, ha toccato vette di tale emozionalità che pare arduo possano essere raggiunte in futuro, pur parlando di un’etichetta immersa – per scelta vivaddio- nell’alta qualità (e allora, magari, riusciranno pure a superarle. Non sappiamo come, ma ci fidiamo dei responsabili). Dicevamo, comunque, di “We Are Waiting All For Hope”: disco meraviglioso (ripetiamo: meraviglioso), esaltato da un approccio live insperato (e scrivo come fossi alla vita in diretta. Nel dettaglio: Zuni, Ferrara, una domenica di Maggio. Seduto, commosso, contento. E pure sorpreso, perché un po’ diffidente lo sono sempre. E quando sbaglio godo. Soprattutto quando bastava fidarsi dell’ascolto).
Allora, torno indietro per andare avanti, arriva il nuovo album dei Saeta. Auspicato ed atteso. Uscito infine per Tarnished Records, di cui poco conosco, ma del buon gusto non dubito. Ecco, allora, un classicismo pop-autorale oggi introvabile, se non qui, dove Matt, Lesli e Bob hanno scoperto il centro preciso della circonferenza emotiva. Attraverso crescendo assidui, con quei rintocchi indispensabili quanto la profondità dell’apporto vocale e la sostanza di un violoncello intransigente nel reggere le palpitanti fondamenta della musica. Che è sensuale ed erotica, violenta ed intima, incessante e riflessiva. Come nella miglior scuola slow core, direi per simpatia, ma senza alcun intellettualismo gratuito, cercando nella circolarità l’impatto e non viceversa. E sfogandosi con impeto, senza per questo rinunciare ad un approccio non certo minimale in senso assoluto, eppure scarno nell’essenza e nella pragmaticità. Delicata, carezzevole ed accogliente. Anche quando aspra nelle viscere. Basterà ascoltare, in anteprima, quel capolavoro di “Can’t Imagine The World Without You” per comprenderlo.
E lo ammetto, pensare che a Giuseppe abbiano dedicato una canzone (la bella e rappresentativa “Shine”) un po’ di invidia me la mette. Ma anche no, perché mai regalo fu più giusto. E meritato.

MP3 SaetaCan’t Imagine The World Without You *in anteprima esclusiva su HDAHA per gentile concessione dei Saeta*

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