David Foster Wallace

In rete sta girando il referto autoptico di DFW, tra qualche mese sono sicuro che uscirà un film sulla sua vita ed inizieranno ad essere pubblicati a raffica articoli inediti, libri, bozze e chi più ne ha più ne metta. Insomma, la solita odiosa speculazione.
Io voglio commemorare DFW con una canzoncina indie pop meravigliosa, scritta dai Blammos, collettivo proveniente da San Francisco.

MP3 BlammosLiving with David Foster Wallace
DFW

Buddy

“Buddy” Humbertson ama andare controcorrente. In un momento in cui tutti dichiarano il proprio amore per Portland, il nostro sceglie di abbandonare la cittadina dell’Oregon per trasferirsi prima a Providence per studiare letteratura e poi, terminati gli studi, a Los Angeles per dare vita al proprio progetto musicale, Buddy. Una manciata di singoli ed un E.P. – strettamente autoprodotti – e qualche esibizione live presso l’Hotel Cafè di Los Angeles e per Buddy si spalancano le porte che conducono direttamente ad Hollywood, per la precisione nelle stanze dei music supervisors delle serie televisive Ghost Whisperer e Grey’s Anatomy. E così, prima ancora di aver firmato un contratto discografico, Buddy si ritrova protagonista della colonna sonora di due tra le serie più popolari del momento.
Tutto lascerebbe supporre che non dovrebbero mancare le etichette discografiche disposte a pubblicare l’album di debutto di Buddy “Alterations and Repairs”, che contiene canzoni indie pop brillanti ed incisive (su tutte “Westgate”, che non ci fa sentire la mancanza dei Grandaddy) e ballate tanto ispirate quanto infinitamente malinconiche (“Blindsides”, impreziosita dalla presenza vocale di Anna-Lynne Williams dei Trespessers William e “Last Call Waiting”) e invece l’album è uscito per la fantomatica Stove Punchin’ Records. Fatelo vostro, a dispetto di quanti nell’industria discografica non hanno creduto in Buddy.
Buddy dal vivo si fa accompagnare da: Michael Jerome (John Cale, Blind Boys of Alabama), Will Golden (Gary Jules), Percy Haverson (Knifeyhead), Al Sgro (Gary Jules), Fil Krohnengold (Golden Smog, Duncan Sheik).

MP3 Buddy Westgate
MySpace: Buddy
Website: Buddy
Compra: Buddy – Alterations and Repairs

Buddy

my little airport

Ultimamente sto scaricando un po’ di materiale pornografico quando sono al lavoro. Filmetti, più che altro. Che mi sparo in ufficio, tra una progettazione e l’altra. Non è che sia un fanatico di queste cose, tutt’altro. Li trovo banali, perlopiù. E’ che guardandoli, il mio organismo carica endorfine che mi alleviano il dolore provocato da una fastidiosissima ernia discale. Problemi di postura dovuti al lavoro al pc, chiuso nel recinto di ingrasso del mio ufficio.
Non so perchè vi racconti questo, quando dovrei parlarvi dei My Little Airport da Hong Kong. Anzi, lo so. Come per i film porno, dai MLA non ci si aspetta grandi cose. Sappiamo già dove andremo a parare, basterà guardare la copertina (la bella foto di due sorridenti ragazze asiatiche che sta su “Zoo Is Sad, People Are Cruel”) o soffermarsi sui fantasiosi titoli, per capire che il sound che incontreremo, di lì a poco, ci piacerà e parecchio, mettici dentro pure il fascino orientale, perdendoci beatamente nella traduzione. Ma proprio per tutti questi motivi ci piacciono. Perchè suonano leggiadri e pop, in quel senso là, trasversale e minimale. Perchè infarciscono il tutto con tastierine e vocine, coretti bubble-gum, senza inventarsi chissà quali diavolerie. You Smile Like A Blossom, The Ok Thing To Do On Sunday…, When I Listen To The Field Mice, sono solo qualche esempio dei loro bozzetti semi-acustici. E basterà ascoltarli per farvi passare qualche piccolo dolore.

Mp3: The Ok Thing To Do On Sunday Afternoon Is To Toddle In The Zoo

MySpace: My Little Airport

Web: My Little Airport

Papier Tigre

In giro lo abbiamo sentito dire mille volte: two guitars and drums we always do the same. Vedete voi se correre con la mente a Troncomorto, pensare a dei vermi o riferirvi direttamente ai Red Worms’Farm.
Ad essere chiaro, tuttavia, è un messaggio. Non esclusivamente di proprietà locale, si sa, e di esempi potremmo portarne molti. Nel caso ci limitiamo a varcare le alpi per arrivare a Nantes, dove troviamo i Papier Tigre. Sono in tre, prevedibile, ed il basso manca, scontato. Hanno pure diversi progetti paralleli, ma ad oggi il più interessante sembra essere quello in uscita per Collectif Effervescence. Due chitarre e batteria, con la voce pronta a deragliare fuori dagli strumenti. Giocando col passato sembra di tornare a quel periodo in cui certo hardcore si trasfigurava in un post rock di matrice math, eppure qui il discorso è più complesso. Se Ian McKaye, infatti, il doppio lo gioca, al posto di Steve Albini gli metteremmo al fianco Jeff Mueller, apprezzando non poco i palesi retaggi della Louisville dei tempi d’oro. In questo modo è comprensibile la tensione impellente, manifesta anche nei saltuari istanti silenziosi, necessari per elevare un impatto emotivo spesso frastagliato dalla nevrosi continua delle sonorità.
I Papier Tigre saranno, a Novembre, in Italia. A pelle diremmo che, i loro, potrebbero essere quei concerti non indimenticabili in senso assoluto, ma indispensabili, talvolta, per impatto e cuore. Andremo a controllare.

MP3 Papier Tigre: Writing On The Wall
MySpace: Papier Tigre

Papier Tigre

Winterpills

15 pillole per affrontare al meglio l’incombente inverno, gentilmente offerte dalla ditta “Winterpills” composta da Philip Price (voce, chitarra acustica), Flora Reed (voce, tastiere), Brian Akey (basso), Dennis Crommett (chitarra elettrica) e Dave Hower (batteria), di Northampton, MA (U.S.A.). Come fare per entrare in possesso di queste magiche pillole? E’ molto semplice, dovrete acquistare l’album “The Light Divides”, pubblicato dall’etichetta Signature Sounds. C’è un’unica controindicazione, una volta che avrete assaggiato una sola di queste pillole svilupperete una preoccupante dipendenza cronica. Luminari della scienza folk/indie pop hanno cercato di indagare il fenomeno e di spiegare i motivi di siffatta dipendenza, individuando le cause principali dell’assuefazione nelle perfette armonie vocali che rimandano al miglior pop degli anni ’60, nelle atmosfere rilassate e rilassanti, nella cura maniacale per gli arrangiamenti e nei testi brillanti ed ermetici.
Io non riesco più a fare a meno di queste pillole e non ho la minima intenzione di disintossicarmi.

MP3 Winterpills Broken Arm
MP3 WinterpillsHandkerchiefs

MySpace: Winterpills
Website: Winterpills

Winterpills

Death to Anders

Esordiamo sul blog senza troppi clamori, preferendo simpatiche concretezze. I Death To Anders, giovani di Los Angeles, non hanno alcuna tentazione di cambiare il mondo e sembrano assai restii a qualsiasi forma innovativa. Per chiarire il tutto, dichiarano sin dall’inizio la passione per Pavement e Pixies, aggiungendo pure i Sonic Youth, che male non fa mai.
Solita roba allora? Sì e no, perchè l’esordio, “Punctuate the Calamities”, supera a doppia velocità svariati epigoni attuali, esaltati da un hype attualmente distante dai californiani. Questo, nemmeno troppo per assurdo, lo prendiamo come merito ulteriore. Aggiungiamo un’instabilità sonora perenne, non solo nell’album ma in ogni singolo brano, dissonanze frastagliate e sensazioni stranianti modello “Tuff Ghost” degli Unicorns. Basterebbero “Africa” ed il finale impetuoso di “Sellout” per promuoverli. Loro ci aggiungono altri nove brani articolati, stritolandosi fra indie-folk e noise.
In attesa di qualche miracolo (ma Vic Chesnutt quest’anno ne ha fatto uno per tutti), meglio divertirsi con loro che seguire fenomeni meno convincenti e, conti quel che conti, onesti.

MyspaceDeath To Anders
Official WebsiteDeath To Anders