Of Information And Belief (roba di gusto del 2014)


(sempre grazie a Diego)

1 Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra- Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything
2 Mogwai – Rave Tapes
3 Shellac – Dude Incredible
4 Ought – More Than Any Other Day
5 Tindersticks – Ypres
6 Memory Drawings – There Is No Perfect Place
7 Caught In The Wake Forever – My Family Goes On Without Me
8 Rivulets – I Remember Everthing
9 Hauschka – Abandoned City
10 Tess Said So- I Did That Tomorrow
11 Dakota Suite & Quentin Sirjacq – There Is Calm To Be Done
12 Picastro – You
13 Bracken – Exist/Resist
14 Adrian Crowley – Some Blue Morning
15 North Side Drive – Snow // Sea // Sky
16 Psalmships – I Sleep Alone
17 Sleaford Mods – Divide An Exit
18 Watter – This World
19 Kiasmos – Kiasmos
20 Ela Stiles – Ela Stiles

Roba dell’anno Slint – Spiderland (Remastered)

Live:

Thee Silver Mt Zion
Shannon Wright
Slowdive
Ought
Hauschka

Rapeman (avere vent’anni #2)

Il fatto che “Two Nuns And a Pack Mule” sia uscito insieme a “Umber” e “Tweez” potrebbe far dimenticare qualsiasi altro avvenimento dell’epoca, caduta del muro e morte di George Simenon compresi.
La storia, pertanto, dovreste conoscerla alla perfezione. Prima furono i Big Black: ciclonica recessione emotiva, scoramento assoluto, brutta musica (quindi perfetta, si intende), scetticismo e maniacalità selvaggia…eccetera eccetera. Insomma, c’era “Kerosene” e da un po’ era arrivato Steve Albini.
Poi lo scioglimento ed il progetto Rapeman (con Rey Washam e David Sims): durata minima e necessaria (stagione 88-89, si sa: l’Ep “Budd” come meraviglioso incipit e l’album in questione) per raggiungere- nell’ambito- l’apice richiesto. Dove finiscono i Sonic Youth ed iniziano gli Slint hanno scritto e detto. Forse andando anche qualche metro avanti (e, per inerzia, indietro) aggiungiamo. Noise tribale, hardcore introverso eppure esplicito nel negare il prima fregandosene del dopo. Più cerebrale nell’essere sempre alienante: trattasi di rabbia metallica creata (anche) da un rifiuto assoluto per il compromesso, urlando e strepitando con essenzialità ossessiva. A suo modo un disco definitivo destinato ad esserlo anche fra vent’anni, a dispetto di tutti i figli dei fiori.

MP3 RapemanKim Gordon’s Panties

MP3 RapemanMarmoset

MP3 RapemanBudd

MySpace: Rapeman

Rapeman

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Bitch Magnet (avere vent’anni)

E magari chi ha vent’anni, nel 2009, lo incontriamo a qualche bel concerto post/hardcore/rock/math. Felice (come noi, si intende) e preso. Eppure quando il ragazzo aveva il ruolo di neonato c’era già tutto, o quasi. Anzi, volendo dirla tutta, c’era pure prima. Tuttavia il 1989 un suo significato particolare lo ha, almeno per chi da certa musica è dipeso. Perchè alla fine della fiera Slint, Rodan, For Carnation, June Of 44, Don Caballero, Gastr Del Sol e Shellac li abbiamo amati (in quanto vissuti più o meno concretamente), ma lo scatto decisivo (per comprensione, attitudine ed atteggiamento) è difficile non riferirlo ai Bitch Magnet, definitivi nel rendere concreta la visione di “Skag Heaven” degli Squirrel Bait (ossia quelli che c’erano prima).
Il punto di congiunzione, lo sanno anche i muri, è Mr. David Grubbs, aggiuntosi dopo l’Ep “Star Booty” (Roman Candle, 1988) a Sooyoung Park, Jon Fine e Orestes Delatorre (studenti dell’Oberlin College in Ohio). Il substrato era prevedibile: hardcore e retaggi alla Big Black, necessari ieri come oggi. A fare la differenza sono, però, le addizioni (con sottrazioni annesse): straniamenti sonici, noise intollerante, nichilismo ormai esplicito, destrutturazioni implosive e matematica intellettuale. Rallentando, con convinzione e senza remore, una violenza ricercata. Non rinnegata, quindi, quanto trattenuta e algebrica nella costante rumorista. Ed allora “Umber” (Communion, 1989 se non lo si fosse capito) gira come una trottola impazzita nel toccare ogni angolo delle future espressioni: da “Motor“, accessibilità per estremismi alla Husker Du, a “Navajo Ace“, lancinante gioventù sonica in salsa punk, dalla sospensione nera in “Douglas Leader” a quella albiniana (per indolenza rabbiosa) di “Goat-Legged Country God“, dalla contrapposizione apatia/fulminiesaette con “Big Pining” al noise d’eccellenza in “Punch And Judy“. Poi il clamore arriva per le pre-slintianeClay” e, soprattutto, “Americruiser“, anticipo chiaro di reiterazioni recitate e rottura palese con il passato.
Un percorso logico nelle controversie. All’epoca, forse, solo intuite, come gli ultimi sentori di un disco decisivo per importanza storica ed attuale per sostanza. Era il 1989, non è il 2009.

MP3 Bitch Magnet Clay

MP3 Bitch MagnetPunch And Judy

MP3 Bitch MagnetAmericruiser

MySpace: Bitch Magnet

All Tomorrow’s Parties

Visto che siamo appena rientrati dall’ATP 2009 (Shellac, Tiersen e Dianogah su tutti, qui una sintesi dettagliata), pare opportuno ricordare l’appuntamento del 24 Giugno all’Edinburgh International Film Festival. Sarà, infatti, l’occasione per assistere alla premiere di un film sul festival da noi tanto amato. Tra le (numerosissime) esibizioni sulla pellicola quelle di Mogwai, Slint, Battles, Sonic Youth, Dirty Three e Grinderman. In più, per chi mai avesse assisistito ad un’edizione dell’All Tomorrow’s Parties, la possibilità di vedere come si trasforma un villaggio vacanze in location per concerti.

Website: ATP

Website: Edinburgh International Film Festival