Rapeman (avere vent’anni #2)

Il fatto che “Two Nuns And a Pack Mule” sia uscito insieme a “Umber” e “Tweez” potrebbe far dimenticare qualsiasi altro avvenimento dell’epoca, caduta del muro e morte di George Simenon compresi.
La storia, pertanto, dovreste conoscerla alla perfezione. Prima furono i Big Black: ciclonica recessione emotiva, scoramento assoluto, brutta musica (quindi perfetta, si intende), scetticismo e maniacalità selvaggia…eccetera eccetera. Insomma, c’era “Kerosene” e da un po’ era arrivato Steve Albini.
Poi lo scioglimento ed il progetto Rapeman (con Rey Washam e David Sims): durata minima e necessaria (stagione 88-89, si sa: l’Ep “Budd” come meraviglioso incipit e l’album in questione) per raggiungere- nell’ambito- l’apice richiesto. Dove finiscono i Sonic Youth ed iniziano gli Slint hanno scritto e detto. Forse andando anche qualche metro avanti (e, per inerzia, indietro) aggiungiamo. Noise tribale, hardcore introverso eppure esplicito nel negare il prima fregandosene del dopo. Più cerebrale nell’essere sempre alienante: trattasi di rabbia metallica creata (anche) da un rifiuto assoluto per il compromesso, urlando e strepitando con essenzialità ossessiva. A suo modo un disco definitivo destinato ad esserlo anche fra vent’anni, a dispetto di tutti i figli dei fiori.

MP3 RapemanKim Gordon’s Panties

MP3 RapemanMarmoset

MP3 RapemanBudd

MySpace: Rapeman

Rapeman

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Bitch Magnet (avere vent’anni)

E magari chi ha vent’anni, nel 2009, lo incontriamo a qualche bel concerto post/hardcore/rock/math. Felice (come noi, si intende) e preso. Eppure quando il ragazzo aveva il ruolo di neonato c’era già tutto, o quasi. Anzi, volendo dirla tutta, c’era pure prima. Tuttavia il 1989 un suo significato particolare lo ha, almeno per chi da certa musica è dipeso. Perchè alla fine della fiera Slint, Rodan, For Carnation, June Of 44, Don Caballero, Gastr Del Sol e Shellac li abbiamo amati (in quanto vissuti più o meno concretamente), ma lo scatto decisivo (per comprensione, attitudine ed atteggiamento) è difficile non riferirlo ai Bitch Magnet, definitivi nel rendere concreta la visione di “Skag Heaven” degli Squirrel Bait (ossia quelli che c’erano prima).
Il punto di congiunzione, lo sanno anche i muri, è Mr. David Grubbs, aggiuntosi dopo l’Ep “Star Booty” (Roman Candle, 1988) a Sooyoung Park, Jon Fine e Orestes Delatorre (studenti dell’Oberlin College in Ohio). Il substrato era prevedibile: hardcore e retaggi alla Big Black, necessari ieri come oggi. A fare la differenza sono, però, le addizioni (con sottrazioni annesse): straniamenti sonici, noise intollerante, nichilismo ormai esplicito, destrutturazioni implosive e matematica intellettuale. Rallentando, con convinzione e senza remore, una violenza ricercata. Non rinnegata, quindi, quanto trattenuta e algebrica nella costante rumorista. Ed allora “Umber” (Communion, 1989 se non lo si fosse capito) gira come una trottola impazzita nel toccare ogni angolo delle future espressioni: da “Motor“, accessibilità per estremismi alla Husker Du, a “Navajo Ace“, lancinante gioventù sonica in salsa punk, dalla sospensione nera in “Douglas Leader” a quella albiniana (per indolenza rabbiosa) di “Goat-Legged Country God“, dalla contrapposizione apatia/fulminiesaette con “Big Pining” al noise d’eccellenza in “Punch And Judy“. Poi il clamore arriva per le pre-slintianeClay” e, soprattutto, “Americruiser“, anticipo chiaro di reiterazioni recitate e rottura palese con il passato.
Un percorso logico nelle controversie. All’epoca, forse, solo intuite, come gli ultimi sentori di un disco decisivo per importanza storica ed attuale per sostanza. Era il 1989, non è il 2009.

MP3 Bitch Magnet Clay

MP3 Bitch MagnetPunch And Judy

MP3 Bitch MagnetAmericruiser

MySpace: Bitch Magnet

All Tomorrow’s Parties

Visto che siamo appena rientrati dall’ATP 2009 (Shellac, Tiersen e Dianogah su tutti, qui una sintesi dettagliata), pare opportuno ricordare l’appuntamento del 24 Giugno all’Edinburgh International Film Festival. Sarà, infatti, l’occasione per assistere alla premiere di un film sul festival da noi tanto amato. Tra le (numerosissime) esibizioni sulla pellicola quelle di Mogwai, Slint, Battles, Sonic Youth, Dirty Three e Grinderman. In più, per chi mai avesse assisistito ad un’edizione dell’All Tomorrow’s Parties, la possibilità di vedere come si trasforma un villaggio vacanze in location per concerti.

Website: ATP

Website: Edinburgh International Film Festival

David Grubbs

Il gemello di Jim O’Rourke. Una volta e forse anche domani, sebbene le strade-per motivi vari- non siano oggi proprio parallele. Quello che non ha mai urlato “Eureka” (passepartout per l’intellighentia alla disperata ricerca di un senso pop). Realizzando, nel mentre, forse di meglio, ma con meno clamore (ed evitiamo il successivo discorso Sonic Youth).
Per alcuni un punto non fermo, ma fermissimo, in virtù di un percorso simile (seppur attraverso ruoli diversi: attore protagonista-lui-, più o meno attenti ascoltatori-noi-) nell’approccio alla musica. Perchè prima furono gli Squirreil Bait, bandiera del Midwest (e del Kentucky e di quella Louisville che già era ma soprattutto poi sarà), alienanti per violenza e frenesia hardcore, quindi i Bitch Magnet (e i riferimenti logistici, nell’occasione, andavano dall’Ohio al North Carolina), enfatizzando una maggiore esasperazione, ed ancora i Bastro, il cui “Diablo Guapo” resta una perla rara nell’emisfero della nevrosi strumentale. E poi, si sa, toccò ai Gastr Del Sol scrivere la storia, con dinamiche che dall’acustico (“Crookt Crackt Or Fly“) scartavano nelle dissonanze (“The Harp Factory On Lake Street“), per, infine, cercare rifugio in un rumorismo di matrice classica (“Upgrade And Afterlife “).
Volendo, inoltre, ci sarebbero anche le collaborazioni con i Codeine e svariati progetti difficilmente descrivibili come secondari. Sempre, però, legati ad un percorso personale mai dimentico delle origini ed intransigente nel volersi sviluppare con lucidità irrazionale solo in apparenza. Così anche il cantautorato assume un ruolo fisiologico nella vita di uno dei più fenomenali musicisti degli ultimi vent’anni. “An Optimist Notes The Dusk” (Drag City), nel dettaglio, riassume tanto e lascia intuire di più. E conferma pure. Quantomeno la presenza di un grandissimo.

MP3 David GrubbsAn Optimist Declines [tratta da An Optimist Notes The Dusk– Drag City, 2008]

MP3 Gastr Del SolThe Season Reverse [tratta da Camoufleur, Drag City, 1998]

MP3 BastroTallow Waters [tratta da Diablo Guapo, Homestead, 1989]

MP3 Bitch MagnetBig Pining [tratta da Umber, Communion Records, 1989]

Squirrel BaitKid Dynamite (video) [tratta da Skag Heaven, Homestead, 1987]

Death to Anders

Esordiamo sul blog senza troppi clamori, preferendo simpatiche concretezze. I Death To Anders, giovani di Los Angeles, non hanno alcuna tentazione di cambiare il mondo e sembrano assai restii a qualsiasi forma innovativa. Per chiarire il tutto, dichiarano sin dall’inizio la passione per Pavement e Pixies, aggiungendo pure i Sonic Youth, che male non fa mai.
Solita roba allora? Sì e no, perchè l’esordio, “Punctuate the Calamities”, supera a doppia velocità svariati epigoni attuali, esaltati da un hype attualmente distante dai californiani. Questo, nemmeno troppo per assurdo, lo prendiamo come merito ulteriore. Aggiungiamo un’instabilità sonora perenne, non solo nell’album ma in ogni singolo brano, dissonanze frastagliate e sensazioni stranianti modello “Tuff Ghost” degli Unicorns. Basterebbero “Africa” ed il finale impetuoso di “Sellout” per promuoverli. Loro ci aggiungono altri nove brani articolati, stritolandosi fra indie-folk e noise.
In attesa di qualche miracolo (ma Vic Chesnutt quest’anno ne ha fatto uno per tutti), meglio divertirsi con loro che seguire fenomeni meno convincenti e, conti quel che conti, onesti.

MyspaceDeath To Anders
Official WebsiteDeath To Anders

Screaming Tea Party

Due ragazzi giapponesi e una ragazza italiana. Non preoccupatevi, non è l’inizio di una barzelletta di cattivo gusto. Sono soltanto i componenti di uno dei gruppi più interessanti ascoltati ultimamente, gli Screaming Tea Party. Formati da Koichi Yamonaha (basso, voce), Koichi Niizato (chitarra) e Teresa Colomonaco (batteria, voce) a Londra, gli Screaming Tea Party hanno realizzato un 10″ intitolato “Death Egg”, contenente 6 brani e pubblicato dall’ottima etichetta inglese Stolen Recordings. “Sembrano i Sonic Youth che fanno sesso con un bulldozer”, qualcuno ha detto di loro. Definizione azzeccata, soprattutto se la leggete dopo aver ascoltato il brano – davvero micidiale – “Reckless Rabbit”. In due brani, “Death Egg” e “Cracked Up Dietrich” (quest’ultimo cantato da Teresa), viene addirittura evocato il fantasma dei Moldy Peaches.
Gli Screaming Tea Party sono il gruppo rivelazione di quest’anno, per il sottoscritto. Dal vivo, poi, spaccano (anche nel senso letterale del termine, come potrete vedere su YouTube).

MP3 Screaming Tea PartyLet’s Do Not Say Another World
MP3 Screaming Tea PartyDeath Egg

MySpace: Screaming Tea Party
YouTube: Screaming Tea PartyReckless Rabbit (live)
Screaming Tea Party