La mia top 10 del 2009

#1 Girls – Album (Matador)
MP3 GirlsLaura

#2 Pink Mountaintops -Outside Love (Jagjaguwar)
MP3 Pink MountaintopsWhile We Were Dreaming

# 3 The Low Anthem – S/T (Bella Union)
MP3 The Low Anthem – To Ohio

#4 Jason Lytle – Yours Truly, The Commuter (Bird Music)
MP3 Jason LytleBrand New Sun

#5 Local Natives – Gorilla Manor (Infectious Music)
MP3 Local NativesAirplanes

#6 The Flaming Lips – Embryonic (Warner Bros)
MP3 The Flaming LipsSilver Trembling

#7 Ka Mate Ka Ora – Thick As The Summer Stars (self-released)
MP3 Ka Mate Ka OraAll Around

#8 Leonard Mynx – Vespers (self-released)
MP3 Leonard MynxMary

#9 Phoenix – Lisztomania (V2)
MP3 PhoenixLisztomania

#10 Mumford & Sons – Sigh No More (V2)
MP3 Mumford & SonsI Gave You All

The Pink Mountaintops: intervista a Stephen McBean

Stephen McBean, come abbiamo già detto qui, è da tempo e con diverse bands uno dei musicisti più talentuosi della sempre più florida scena canadese, nonché il centro pulsante e l’uomo attorno a cui gira l’ormai conosciutissimo collettivo Black Mountain, più che una band, una comune attorno alla quale si raggruppano una nutrita compagine di musicisti. Molti di essi si trovano in Outside Love, terzo album della costola personale per McBean dell’universo Black Mountain, i Pink Mountaintops. Un album che conferma quanto di buono si conosceva del personaggio e che, anzi, ne rilancia ulteriormente le quotazioni. Lo abbiamo contattato via e-mail – probabilmente non il modo migliore per intervistarlo – per saperne di più sul disco e sulla sua musica in generale. Le sue risposte son state striminzite e assai laconiche e alcune delle nostre domande non hanno trovato neppure risposta. Per fortuna c’è soprattutto la musica a parlare per lui, ed in quello non si risparmia di sicuro. Ad ogni modo, qui di seguito il resoconto del nostro scambio di battute.

Nonostante i Pink Mountaintops vengano considerati fondamentalmente un tuo progetto solista, l’ultimo album soprattutto, sembra davvero il frutto di una rock’n’roll band. Il numero di musicisti coinvolti è elevato e da esso arriva un feeling di autentica comunità rock. Come stanno le cose in realtà?

Quello che essenzialmente volevo era dar vita ad una sorta di rock’n’roll party con i miei amici, vedere dove questo ci avrebbe portato e cosa saremmo riusciti ad estrarre dal caos iniziale.

Quali erano gli intenti quando hai iniziato a lavorare ad Outside Love? C’era la volontà di provare ad allargare un po’ i confini della tua musica rispetto ai due dischi precedenti a nome Pink Mountaintops? Le atmosfere sono piuttosto varie ed inglobano diversi stili…

Il metodo è stato quello di distruggere quello che c’era stato prima, ricomporre le carte e riposizionarle su una nuova mappatura.

Una cosa che mi ha molto impressionato dell’album è la grande libertà creativa che traspare dai suoi solchi e dalle sue canzoni. Il suono è ottimo perché sembra molto naturale. Mi è venuto di paragonarlo, a livello di feeling, a quello di un disco come Exile On Main Street dei Rolling Stones. Quanto ci avete lavorato su e in che modo?

Passando un sacco di ore svegli, davvero un bel po’ di tempo. Ad ogni modo, adoro quell’album.

I vari pezzi sono stati scritti tutti assieme o hanno una genesi più complicata?

Alcuni sono molto vecchi, altri più recenti. Un’altra possibile distinzione è che alcuni hanno un carattere maschile, altri più femminile.

Outside Love, la canzone, ha un approccio quasi gospel ed etereo. Mi puoi parlare un po’ di questo pezzo e anche di And I thank you, una ballata davvero spettacolare? Come sono nate, qualche aneddoto..

Non saprei che dirti, non sono conscio del luogo da cui arrivano queste canzoni. So che mi svegliai da un sogno e provai una tale sensazione, come dire? giusta, da indurmi a rimanere in quel sentiero che alla fine mi condusse ad esse.

In quanto produttore dei tuoi dischi, quali sono gli aspetti a cui maggiormente presti attenzione? Hai mai pensato di avvalerti di un produttore esterno? Se si, hai in mente qualche nome?

L’aspetto che curo di più è quello di riuscire a raggiungere un tasso di “buona elettricità”. Per il resto: un produttore esterno? Se si dovesse fare avanti la persona giusta, perché no? Certo, devo dirti che la maggior parte dei possibili nomi che mi vengono in mente, oggi sono dei fantasmi.

Dicevamo prima dei molti musicisti coinvolti.. Come li hai scelti e come hai coinvolto nomi anche noti come Jesse Sykes o Ashley Webber, tra gli altri? Quale sarà l’incarnazione live della band nel tuo imminente tour?

I musicisti che suonano nel disco con me sono tutti amici. Anche Jesse e Ashley lo sono. Li ringrazio ovviamente tutti per il tempo e l’energia che hanno speso per rendere l’album quello che è. Dal vivo saremo in sei, alle prese con chitarre, batteria, organo, violino e al canto. Ci saranno dei bei momenti.

Dal punto di vista sonoro, sembrerebbe che i Pink Mountaintops abbiano un approccio più classic rock rispetto ai Black Mountain, con questi ultimi più orientati verso un suono maggiormente heavy. Questo in linea di massima, ma tu avverti simili differenze o li vedi come parti di un unico e più ampio discorso? Se dovessi descrivere con una sola parola sia i Black Mountain che i Pink Mountaintops, quale useresti per ciascun gruppo?

Pink and black. (niente da dire, questa me la sono proprio cercata.. NdA)

Come scegli le canzoni che scrivi per un progetto piuttosto che per quell’altro?

Semplicemente succede. Non c’è dietro nulla di particolarmente studiato e non si tratta di un processo su cui perdo tempo ad arrovelarmi. Se qualcosa fallisce e non va bene per un progetto, butto tutto dall’altra parte del recinto e sto a vedere se si trasforma in fango oppure in oro.

Fin dal titolo appare chiaro che il tema dell’album è l’amore. Quali erano gli aspetti che volevi scandagliare maggiormente e quanto c’è di personale in quello che scrivi?

E’ tutto personale, con l’aggiunta di un po’ di colore e di teatralità.

Sia a livello sonoro che dal punto di vista lirico, mi sembra che le atmosfere di Outside Love siano più “solari” rispetto a quelle di In the Future. C’è stata forse una sorta di reazione a certi passaggi plumbei di quel disco e ci possiamo leggere anche una sorta di maggior ottimismo nei confronti del futuro, pur nelle difficoltà dei tempi che stiamo vivendo?

Non direi… Ovviamente non posso vedere nel futuro e, se devo dirtela tutta, non so neppure come mi sentirò domani.

Una cosa abbastanza usuale, nelle recensioni, è trovare la tua musica paragonata a quella dei grandi gruppi degli anni sessanta e settanta, bands come Velvet Underground, Led Zeppelin, Rolling Stones, Black Sabbath (alcuni dei più citati). La cosa ti disturba o ti fa piacere?

Li prendo come complimenti, non è un problema per me. La mia collezione di dischi è composta da centinaia e centinaia di titoli. In più ti posso garantire che alcuni di essi probabilmente ti stupirebbero.

Trovo che anche se siano innegabili i debiti della tua musica nei confronti di quella del passato, essa poi riesca, attraverso il filtro del tuo songwriting, ad essere originale e adeguata all’oggi. Ti poni mai questi quesiti o tutta la faccenda è un qualcosa di più naturale per te?

Io la vedo così: quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo ora. Non la vedo come una cosa legata al passato ma anzi completamente calata nel presente. Questo è il mio punto di vista.

Hai qualche musicista da consigliarci e quali sono i tuoi album preferiti al momento?

Ultimamente sto ascoltando molto i dischi di Shirley Collins e Rogue Astronaut dei Bastard Noise. Due dei miei album preferiti di sempre, invece, sono Blonde On Blonde di Bob Dylan e Death Church dei Rudimentary Peni.

Stephen McBean