The XX

The XX: di loro ne stanno già parlando un po’ tutti in giro, la loro data milanese è andata clamorosamente sold out tanto da lasciare fuori quasi lo stesso numero di persone che c’era dentro (ok, La Casa non è certo un locale enorme, vabbé) e in generale gli si sta montando attorno un discreto hype. Che vi devo dire, però? Questo giovanissimo quartetto londinese, all’esordio con un disco che si chiama quasi come loro, XX, si è impiantato sul mio giradischi e non dà segni di volersi levare. Merito di una musica che accosta pop velvettiano, minimalismo intimista a là Mazzy Star, un discreto alone soul (privo di slanci emozionali ma permeato da un conturbante feeling sexy), brandelli di New Wave ed un sottile velo di shoegaze e che se la gioca tutta sugli intrecci tintinnanti delle due chitarre, del basso, di una tastiera filiforme e di una batteria elettronica che si limita ad incorniciare il tutto con la massima economia di mezzi possibile. Non si sta parlando di un capolavoro ovviamente, ma di un disco che riesce a centrifugare esperienze del passato in canzoni che suonano fresche, sognanti e ammalianti come poche, facendo ricorso, tra l’altro, a melodie che rimangono appiccicate addosso. La qualità media è notevole, tanto che è nell’insieme che l’album funziona. Io, un pezzo che sopra tutti prediligo però ce l’ho: Infinity. Potrei ascoltarlo anche dieci volte di fila…

MP3 The XX: Infinity

My Space: The XX

The XX

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