Contemporaneo ad “At The Cut“,”Skitter On Take Off” è la collaborazione fra Vic, Jonathan Richman e Tommy Larkins. Puro e scarno, registrato in presa diretta e senza alcuna post produzione.
MP3 Vic Chesnutt – Dick Cheney
MySpace: Vic Chesnutt
WebSite: Vic Chesnutt

Se mi venisse chiesto di scegliere la band del decennio che va a chiudersi indicherei senza ombra di dubbio gli Art Of Fighting. Per un semplice motivo: ho ascoltato i tre album realizzati dalla band australiana (“Wires”, “Second Storey”, “Runaways”) migliaia e migliaia di volte, fino quasi allo sfinimento, imparando a memoria ogni singolo passaggio e tutti i testi (una curiosità: nel 2001 già dichiaravo il mio amore agli Art Of Fighting, troverete qui la mia recensione di “Wires”).
Il futuro degli Art Of Fighting, però, appare al momento incerto; gli ultimi segnali di vita sono arrivati l’anno scorso, grazie alla realizzazione della colonna sonora originale del film Ten Empty. Il gruppo poi si è preso una pausa, la cui durata è indefinita. Nel frattempo, tuttavia, il cantante e chitarrista della band, Ollie Browne, ha dato vita ad un nuovo gruppo – i Parallel Lions – insieme a Hamish Michael (chitarra, tastiere, computer) e Sam Bates (batteria). Il trio ha pubblicato, la settimana scorsa, il proprio album d’esordio “Holding Patterns” (Bird Music), prodotto da Tim Whitten (già produttore di tutti gli album degli Art Of Fighting).
Chi sente la mancanza degli Art Of Fighting può tuffarsi dolcemente nell’ascolto dell’album e non ne rimarrà deluso. Ollie Browne è un songwriter di razza, la sua Telecaster ha un suono inconfondibile e la sua voce è capace di far commuovere anche i sassi. Potrete imbattervi in canzoni che ricordano da vicino i brani migliori scritti dagli Art Of Fighting (“Living On The Edges Of The World”), troverete gemme acustiche, solo voce (e che voce!) e chitarra (“A Song With An Ending”), brani pop con timidi inserti elettronici (“Separated”), melodie senza tempo con sottofondo di archi e testi meravigliosamente poetici (“Taste Of Your Heart”).
Il 2009 sta per finire e io ho appena trovato un album che sarà in ballottaggio con “Notes To An Absent Lover” di Barzin per essere il mio disco dell’anno.
MP3 Parallel Lions – Separated
MP3 Parallel Lions – Hereafter
MySpace: Parallel Lions

Album di debutto – omonimo – per il quartetto londinese. Svagatezze post, filamenti elettronici e dilatazioni alla Sigur Ros sono le prime impressioni, eppure non mancano tratteggi avant pop (una sorta di emanazione degli Elbow) ed i riverberi sviscerati dal rumore bianco elevano esponenzialmente la materia. Il tutto è miscelato con voluta alternanza, preferendo la stravaganza nella scrittura alle forme canoniche, anche quando entra la voce (come dimostra l’ascolto qui sotto). Ancora da inquadrare, ma degni di interesse.
MP3 High Above The Storm- Dragonfly/Times Of Our Lives
MySpace: High Above The Storm
Website: High Above The Storm
Gabriel Birnbaum è un artista di 23 anni proveniente da Boston. Nato in una famiglia di musicisti (il fratello Adam è un pianista jazz e la sorella Sara è una violoncellista classica), Gabriel è già stato coinvolto in diversi progetti musicali: Drug Rug, Catholic Skin, The Abraham Lincoln Brigade, Eli Reed e The Tiny Tornadoes, ma dal 2006 è esclusivamente impegnato con il proprio progetto solista Boy Without God. Ha già pubblicato sei EP e due album autoprodotti e di recente ha dato alle stampe un nuovo lavoro sulla lunga distanza, “Your Body Is Your Soul”. Se riuscite ad immaginarvi i Neutral Milk Hotel con Stephin Merritt alla voce, avrete un’idea di come suonano le canzoni di Boy Without God. Una delle rivelazioni più sorprendenti del 2009.
MP3 Boy Without God – If You
MySpace: Boy Without God
Bradford Cox e Laetitia Sadier in un’assufeazione ipnotica di otto minuti tratta dal recente “Logos“. Fra parvenze kraut, carezze post e retaggi dream si sviluppa una sorta di perfezione sottile ed evanescente. Quasi impercettibile.
MP3 Atlas Sound – Quick Canal
MySpace: Atlas Sound

Dalla California arriva l’ennesimo gruppo che è riuscito a colpire la mia attenzione e a monopolizzare i miei ascolti. Si tratta dei Family Of The Year, sono in sei e vengono da Silver Lake, proprio come i tanto chiacchierati Local Natives.
Lo scorso 22 settembre la band californiana ha pubblicato l’EP d’esordio “Where’s The Sun” e mi ha conquistato con armonie vocali anni ‘60 di chiara scuola californiana e canzoni (indie) folk ben scritte ed arrangiate.
L’EP è disponibile in download gratuito sul sito dei Family Of The Year (lasciando il proprio indirizzo email); se volete sostenere la band, è possibile anche acquistare l’EP pagando la cifra che riterrete opportuna.
I Family Of The Year si sono recentemente esibiti a New York, nel corso della celebre maratona musicale CMJ, nonostante avessi in programma di vederli ho purtroppo perso il loro concerto e questo rimarrà il mio più grande rammarico. La band al momento sta girando gli Stati Uniti in tour a bordo di un fantastico camper, spero che qualcuno voglia portare questi simpatici hippies in Europa. Ed ora cantiamo tutti in coro “Let’s Go Down”.
MP3 Family Of The Year – Let’s Go Down
MySpace: Family Of The Year

Questi anni duemila stanno conoscendo un continuo fiorire di nuove cantautrici più o meno folk. In quest’affollato panorama la concorrenza è agguerrita e riuscire ad emergere non è cosa facile. Jesy Fortino arriva da Seattle e Life On Earth è il suo secondo album su Sub Pop ad essere pubblicato con lo pseudonimo Tiny Vipers. Le sue sono canzoni formate da un nonnulla, la sua voce magnetica – un qualcosa che sta a metà fra la fragilità di Chan Marshall e la lirica potenza di Grace Slick – l’arpeggio di una chitarra acustica, la deflagrante introspezione di un animo tormentato ed assalito da fantasmi dolorosi. Le undici tracce di questo album sono come un rotolante flusso di (in)coscienza, raggelato, profondo, intriso di sognante e crepuscolare tristezza. La base su cui vengono costruite è quella del folk e del blues intesi nelle loro forme più dark ed oscure, ma Jesy è abile a variare su uno stesso canovaccio, imprimendo una forza mesmerica e fatalista alle sue parti cantate, dotate di una forza che è difficile ignorare, e poi riempiendo le sue canzoni di piccole screziature che la fanno andare oltre gli stretti confini del songwriting folk più tipico, in direzione di una musicalità a tratti più avant se non addirittura psichedelica. Non è un disco per tutti i momenti, dotato com’è di una solennità gotica che ne impedisce la fruizione di sottofondo, ma ascoltato con la giusta predisposizione è uno di quegli album che ti rapisce per non abbandonarti più. Se non si è capito, una delle voci più autenticamente necessarie dell’odierno cantautorato al femminile.
MP3 Tiny Vipers: Life On Earth
My Space: Tiny Vipers
Seguendo un ragionamento rigido “The Proud Graduates” (Jagjaguwar/2001) è il primo album ufficiale degli Spokane. Questo perché i predecessori o sono canzoni sparse raccolte in un’unica uscita (“Leisure And Other Songs” del 2000, in cui attorno alle figure centrali Rick Alverson e Courtney Bowles- appena usciti dall’esperienza dei Drunk- ruotavano numerosi personaggi, tanto da far pensare ad un progetto aperto e senza continuità) o un Ep (“Close Quarters”, nel 2001, in cui aumenta l’apporto della Bowles e la sola aggiunta è quella di Karl Runge a violino e violoncello).
Eppure già nei primi due lavori la fenomenologia Spokane appariva chiara: evoluzione del concetto slow core, più attratto dal folk narcolettico che dalle derive post, senza tuttavia disdegnare atteggiamenti dilatati svagatamene legati a certa Constellation. Cercando l’assuefazione, intollerante nell’accarezzare l’ascoltatore con una fra le indolenze più persuasive mai create, tramite narcolessia raffinata e non estrema (questa troverà compimento in “Measurement”- 2003- e “Little Hours”- 2007-, causa la palese svolta verso una scrittura isolazionista ).
In “The Proud Graduates” la coppia Alverson/Bowles raggiunge l’apice per quanto riguarda la prima parte del loro progetto: la title track è l’incipit (e a suo modo il manifesto) di un film alla moviola, delicato per impostazione e soffuso nel proporsi. Malinconico, certo, tuttavia mai disperato, forse perché sussurrato nel dipanarsi. La successiva “The Absentee”, attraverso la circolarità di un’elettricità romantica, il continuo incidere ritmico, le saltuarie intrusioni di violino e glockenspiel ed una voluta reiterazione, scarta in avanti, avvicinandosi a concetti post rock mascherati nella forma canzone. “American Television” assume già le sembianze di un classico, partendo dal modello dei Low per contorcersi- con puntualità incessante- su se stessa. E quando lascia spazio alla timidezza strumentale di “Other Rooms” (spiritualità e comparsa di rumori esterni) lo stacco appare fisiologico, come quello destinato a scemare nell’introspezione minimale della splendida “Settling”, stritolata dal continuo ripasso chitarristico, a sua volta rapita dal lieve crescendo evocativo di “III from Asking”. I due episodi conclusivi tornano a riassumere quello che, all’epoca, erano gli Spokane: “Disappointed Athlete” gioca con un torpore ascetico, disponibile ad aprirsi solo alle screziature del violino, mentre “The Workweek” alterna tratteggi autorali ad atteggiamenti orchestrali, che si ritroveranno in gruppi come i Gregor Samsa (di cui Alverson è assiduo collaboratore). La somma di tutto è un disco intriso di commozione tanto inerte quanto consolatoria. Languida nei bisbigli ed ipnotica nella riservatezza dei crescendo. Un disco che non sfigurerebbe in nessuna classifica di questo nuovo millennio.
MP3 Spokane - Proud Graduates
MP3 Spokane- The Absentee
MySpace: Spokane

The XX: di loro ne stanno già parlando un po’ tutti in giro, la loro data milanese è andata clamorosamente sold out tanto da lasciare fuori quasi lo stesso numero di persone che c’era dentro (ok, La Casa non è certo un locale enorme, vabbé) e in generale gli si sta montando attorno un discreto hype. Che vi devo dire, però? Questo giovanissimo quartetto londinese, all’esordio con un disco che si chiama quasi come loro, XX, si è impiantato sul mio giradischi e non dà segni di volersi levare. Merito di una musica che accosta pop velvettiano, minimalismo intimista a là Mazzy Star, un discreto alone soul (privo di slanci emozionali ma permeato da un conturbante feeling sexy), brandelli di New Wave ed un sottile velo di shoegaze e che se la gioca tutta sugli intrecci tintinnanti delle due chitarre, del basso, di una tastiera filiforme e di una batteria elettronica che si limita ad incorniciare il tutto con la massima economia di mezzi possibile. Non si sta parlando di un capolavoro ovviamente, ma di un disco che riesce a centrifugare esperienze del passato in canzoni che suonano fresche, sognanti e ammalianti come poche, facendo ricorso, tra l’altro, a melodie che rimangono appiccicate addosso. La qualità media è notevole, tanto che è nell’insieme che l’album funziona. Io, un pezzo che sopra tutti prediligo però ce l’ho: Infinity. Potrei ascoltarlo anche dieci volte di fila…
MP3 The XX: Infinity
My Space: The XX
Li avevamo conosciuti con l’Ep di esordio, “Little Brite“. All’epoca erano in due, Joel North e Bruce Blay, in bilico fra architetture alla Papa M e Bert Jansch. A collaborare con loro parenti ed amici. Due di questi, Paul North e Spencer Stephenson, sono entrati ufficialmente nel gruppo. Per inerzia gli Sleep Whale oggi sono in quattro ed il suono ne sfrutta (ottimamente) le conseguenze, palesandole nel primo album ufficiale, “Houseboat“.
Siamo sempre in territori al confine fra ambient soffuso, post rock da camera e richiami avant molto trattenuti. Ad aumentare è la sfera evocativa, in alcune occasioni similare ai Mogwai modello “I Know You Are But What Am I“, dilatando e ampliando la sensibilità espressiva. In breve, sfruttando al meglio la somma degli addendi.
MP3 Sleep Whale – Light Tunnel
MP3 Sleep Whale - Green Echo
MySpace: Sleep Whale
WebSite: Sleep Whale

Arriva a inizio novembre, per Western Vinyl, il secondo album di David Wingo, sempre nascosto dal moniker Ola Podrida. L’indirizzo di “Belly Of The Lion” è il solito: folk leggero, nostalgico e soffuso. C’è molto romanticismo, ma vengono evitate con cura sensazioni eccessivamente edulcorate e pulsioni melense, da altre parti (oggi) molto in voga.
MP3 Ola Podrida – Your Father’s Basement
MySpace: Ola Podrida
WebSite: Ola Podrida






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