Song Of The Day: Atlas Sound – Quick Canal

Bradford Cox e Laetitia Sadier in un’assufeazione ipnotica di otto minuti tratta dal recente “Logos“. Fra parvenze kraut, carezze post e retaggi dream si sviluppa una sorta di perfezione sottile ed evanescente. Quasi impercettibile.

MP3 Atlas SoundQuick Canal

MySpace: Atlas Sound

Bradford Cox

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Family Of The Year

Dalla California arriva l’ennesimo gruppo che è riuscito a colpire la mia attenzione e a monopolizzare i miei ascolti. Si tratta dei Family Of The Year, sono in sei e vengono da Silver Lake, proprio come i tanto chiacchierati Local Natives.
Lo scorso 22 settembre la band californiana ha pubblicato l’EP d’esordio “Where’s The Sun” e mi ha conquistato con armonie vocali anni ’60 di chiara scuola californiana e canzoni (indie) folk ben scritte ed arrangiate.
L’EP è disponibile in download gratuito sul sito dei Family Of The Year (lasciando il proprio indirizzo email); se volete sostenere la band, è possibile anche acquistare l’EP pagando la cifra che riterrete opportuna.
I Family Of The Year si sono recentemente esibiti a New York, nel corso della celebre maratona musicale CMJ, nonostante avessi in programma di vederli ho purtroppo perso il loro concerto e questo rimarrà il mio più grande rammarico. La band al momento sta girando gli Stati Uniti in tour a bordo di un fantastico camper, spero che qualcuno voglia portare questi simpatici hippies in Europa. Ed ora cantiamo tutti in coro “Let’s Go Down”.

MP3 Family Of The YearLet’s Go Down

MySpace: Family Of The Year

FOTY

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Tiny Vipers

Questi anni duemila stanno conoscendo un continuo fiorire di nuove cantautrici più o meno folk. In quest’affollato panorama la concorrenza è agguerrita e riuscire ad emergere non è cosa facile. Jesy Fortino arriva da Seattle e Life On Earth è il suo secondo album su Sub Pop ad essere pubblicato con lo pseudonimo Tiny Vipers. Le sue sono canzoni formate da un nonnulla, la sua voce magnetica – un qualcosa che sta a metà fra la fragilità di Chan Marshall e la lirica potenza di Grace Slick – l’arpeggio di una chitarra acustica, la deflagrante introspezione di un animo tormentato ed assalito da fantasmi dolorosi. Le undici tracce di questo album sono come un rotolante flusso di (in)coscienza, raggelato, profondo, intriso di sognante e crepuscolare tristezza. La base su cui vengono costruite è quella del folk e del blues intesi nelle loro forme più dark ed oscure, ma Jesy è abile a variare su uno stesso canovaccio,  imprimendo una forza mesmerica e fatalista alle sue parti cantate, dotate di una forza che è difficile ignorare, e poi riempiendo le sue canzoni di piccole screziature che la fanno andare oltre gli stretti confini del songwriting folk più tipico, in direzione di una musicalità a tratti più avant se non addirittura psichedelica. Non è un disco per tutti i momenti, dotato com’è di una solennità gotica che ne impedisce la fruizione di sottofondo, ma ascoltato con la giusta predisposizione è uno di quegli album che ti rapisce per non abbandonarti più. Se non si è capito, una delle voci più autenticamente necessarie dell’odierno cantautorato  al femminile.

MP3 Tiny Vipers: Life On Earth

My Space: Tiny Vipers

Tiny Vipers

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Great Albums Of The Past: Spokane – The Proud Graduates

Seguendo un ragionamento rigido “The Proud Graduates” (Jagjaguwar/2001) è il primo album ufficiale degli Spokane. Questo perché i predecessori o sono canzoni sparse raccolte in un’unica uscita (“Leisure And Other Songs” del 2000, in cui attorno alle figure centrali Rick Alverson e Courtney Bowles– appena usciti dall’esperienza dei Drunk– ruotavano numerosi personaggi, tanto da far pensare ad un progetto aperto e senza continuità) o un Ep (“Close Quarters”, nel 2001, in cui aumenta l’apporto della Bowles e la sola aggiunta è quella di Karl Runge a violino e violoncello).
Eppure già nei primi due lavori la fenomenologia Spokane appariva chiara: evoluzione del concetto slow core, più attratto dal folk narcolettico che dalle derive post, senza tuttavia disdegnare atteggiamenti dilatati svagatamene legati a certa Constellation. Cercando l’assuefazione, intollerante nell’accarezzare l’ascoltatore con una fra le indolenze più persuasive mai create, tramite narcolessia raffinata e non estrema (questa troverà compimento in “Measurement”- 2003- e “Little Hours”- 2007-, causa la palese svolta verso una scrittura isolazionista ).
In “The Proud Graduates” la coppia Alverson/Bowles raggiunge l’apice per quanto riguarda la prima parte del loro progetto: la title track è l’incipit (e a suo modo il manifesto) di un film alla moviola, delicato per impostazione e soffuso nel proporsi. Malinconico, certo, tuttavia mai disperato, forse perché sussurrato nel dipanarsi. La successiva “The Absentee”, attraverso la circolarità di un’elettricità romantica, il continuo incidere ritmico, le saltuarie intrusioni di violino e glockenspiel ed una voluta reiterazione, scarta in avanti, avvicinandosi a concetti post rock mascherati nella forma canzone. “American Television” assume già le sembianze di un classico, partendo dal modello dei Low per contorcersi- con puntualità incessante- su se stessa. E quando lascia spazio alla timidezza strumentale di “Other Rooms” (spiritualità e comparsa di rumori esterni) lo stacco appare fisiologico, come quello destinato a scemare nell’introspezione minimale della splendida “Settling”, stritolata dal continuo ripasso chitarristico, a sua volta rapita dal lieve crescendo evocativo di “III from Asking”. I due episodi conclusivi tornano a riassumere quello che, all’epoca, erano gli Spokane: “Disappointed Athlete” gioca con un torpore ascetico, disponibile ad aprirsi solo alle screziature del violino, mentre “The Workweek” alterna tratteggi autorali ad atteggiamenti orchestrali, che si ritroveranno in gruppi come i Gregor Samsa (di cui Alverson è assiduo collaboratore). La somma di tutto è un disco intriso di commozione tanto inerte quanto consolatoria. Languida nei bisbigli ed ipnotica nella riservatezza dei crescendo. Un disco che non sfigurerebbe in nessuna classifica di questo nuovo millennio.

MP3 Spokane Proud Graduates

MP3 SpokaneThe Absentee

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Spokane

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The XX

The XX: di loro ne stanno già parlando un po’ tutti in giro, la loro data milanese è andata clamorosamente sold out tanto da lasciare fuori quasi lo stesso numero di persone che c’era dentro (ok, La Casa non è certo un locale enorme, vabbé) e in generale gli si sta montando attorno un discreto hype. Che vi devo dire, però? Questo giovanissimo quartetto londinese, all’esordio con un disco che si chiama quasi come loro, XX, si è impiantato sul mio giradischi e non dà segni di volersi levare. Merito di una musica che accosta pop velvettiano, minimalismo intimista a là Mazzy Star, un discreto alone soul (privo di slanci emozionali ma permeato da un conturbante feeling sexy), brandelli di New Wave ed un sottile velo di shoegaze e che se la gioca tutta sugli intrecci tintinnanti delle due chitarre, del basso, di una tastiera filiforme e di una batteria elettronica che si limita ad incorniciare il tutto con la massima economia di mezzi possibile. Non si sta parlando di un capolavoro ovviamente, ma di un disco che riesce a centrifugare esperienze del passato in canzoni che suonano fresche, sognanti e ammalianti come poche, facendo ricorso, tra l’altro, a melodie che rimangono appiccicate addosso. La qualità media è notevole, tanto che è nell’insieme che l’album funziona. Io, un pezzo che sopra tutti prediligo però ce l’ho: Infinity. Potrei ascoltarlo anche dieci volte di fila…

MP3 The XX: Infinity

My Space: The XX

The XX

The XX

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Sleep Whale

Li avevamo conosciuti con l’Ep di esordio, “Little Brite“. All’epoca erano in due, Joel North e Bruce Blay, in bilico fra architetture alla Papa M e Bert Jansch. A collaborare con loro parenti ed amici. Due di questi, Paul North e Spencer Stephenson, sono entrati ufficialmente nel gruppo. Per inerzia gli Sleep Whale oggi sono in quattro ed il suono ne sfrutta (ottimamente) le conseguenze, palesandole nel primo album ufficiale, “Houseboat“.
Siamo sempre in territori al confine fra ambient soffuso, post rock da camera e richiami avant molto trattenuti. Ad aumentare è la sfera evocativa, in alcune occasioni similare ai Mogwai modello “I Know You Are But What Am I“, dilatando e ampliando la sensibilità espressiva. In breve, sfruttando al meglio la somma degli addendi.

MP3 Sleep WhaleLight Tunnel

MP3 Sleep Whale Green Echo

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WebSite: Sleep Whale

Sleep Whale

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